10 novembre 2009

A Gesù

A Gesù

Caro Gesù,

dopo tanto silenzio torno a parlarti, lo faccio attraverso il blog, che tu stesso mi hai ispirato. Lo faccio così, forse per colpa mia e della mia generazione, magari abituata di più a mandare una mail che a guardare negli occhi la persona. Lo faccio forse perché provo a ritrovare un’interiorità di cui sento molta nostalgia. Ti parlo da un mondo affollato di tante voci che non sono la tua, di un brusio continuo che non dice una parola. Mi muovo in un mondo pieno di impegni, nel quale poi si conclude la giornata senza aver fatto assolutamente nulla. Ti parlo senza capire, con la nostalgia di quel tempo in cui riuscivo a capire senza parlare.

Non è per piangermi addosso che ti parlo. Si dice che “chi è causa del suo male pianga se stesso”: io lo sono, io distolgo da te lo sguardo, io sono diventato molto duro, non posso poi lamentarmi con te se non ti sento vicino. Del resto mi rendo ben conto che è troppo facile lodare Dio soltanto quando tutto fila liscio. Questa minima consapevolezza ha fatto sì che tenessi un contatto con te, e di questo non mi pento mai, visto che quelle rare volte che mi rivolgo a te sento il calore, quello di cui ho bisogno, nonostante le bufere della mia vita.

È questo lo scopo dello scritto: testimoniare al mondo il calore che mi dai in contraccambio del mio gelo nei tuoi confronti. Spesso sono sfiduciato, ma quando mi rivolgo a te tu sai amarmi come nessun altro al mondo. È per quello che il blog sta in piedi anche se di mio scrivo di meno; ma proprio perché magari scrivo di meno, pubblico cose che condivido. È per quello che la tua croce sta ancora appesa nella mia stanza, come un trofeo di cui gloriarsi, perché io mi glorio di avere te come Dio!

Chi starà leggendo forse penserà: “Perché tutto questo discorso?”, “Perché parla di calore e poi di freddezza?”. Io, cari fratelli, cerco in Dio e tramite Dio in voi condivisione. I meccanismi che si scatenano nell’anima sono tanti, a volte anche troppi: da una profonda gioia al grande orgoglio, dall’orgoglio alla caduta, dalla caduta alla sfiducia, dalla sfiducia al cercare di riguardare il cielo cercando di non abbagliarsi.

Tante volte ho letto prediche di cristiani sicuramente più fedeli di me che dicono che l’umiltà è tutto, e probabilmente se fossi stato più umile avrei già capito, ringraziato e mi sarei rimesso in cammino senza tante storie. Ma umile non sono: mi sforzo e ci provo, ma il mio egoismo e la mia arroganza vengono sempre fuori, verso di te, Gesù, e verso il mio prossimo. Così, da una situazione in cui pensavo tutto andasse bene, di aver raggiunto finalmente la serenità per la quale spesso ho pianto e ti ho pregato, ti ho rinnegato e ho anche gridato e provato il suicidio. Arrivare forse al punto (questo tu lo vedi forse meglio di me) della punta di orgoglio, e al conseguente precipitare, e ritornare come prima, peggio.

Prendersela con te? Con me? Con gli uomini che forse potevano fare qualcosa in più? Ormai tutto questo non ha senso: il senso è rimboccarsi le maniche e ricominciare, come fece Giuseppe in Egitto, come fecero molti personaggi biblici e molti santi, come hanno fatto e fanno molte persone comuni, di cui nessuno si ricorderà ma che vivono la vita ogni giorno senza infamia né lode, tentando solo di fare del proprio meglio.

Il vangelo domenica parlava della vedova che, donando una somma minore di tutti, aveva dato più di tutti perché aveva dato tutto. L’occhio tuo, divino, ha notato questo particolare, in mezzo ai tanti giudizi che sicuramente avranno colpito silenziosamente l’anima di quella povera donna. Io non ho mai dato nulla a te, meno del superfluo, e quando tu mi hai chiesto il necessario promettendomi di non farmi mancare nulla, ho tuonato e fulminato.

Ti ho scritto questo post pubblicamente: la gente che legge il blog sappia che chi è dall’altra parte del monitor non è un santo, non è un perfetto cristiano e nemmeno un figlio di qualità; è solo una persona che lotta, soffre, spera, che cade e si rialza, che pecca, che si delude, che si stanca e che impreca, ma che crede. Sì, crede: grazie a Dio, nonostante tutto, non mi è mai mancata la fede. E se penso che dicono che Dio è cattivo, forse non conosco bene Dio, ma conosco gli uomini, e noto come i nostri mali in realtà sono frutto dell’ipocrisia degli uomini. E quanto al destino, spesso invece anche l’uomo più umile ha potere decisionale sul destino del suo prossimo. Forse l’unica colpa di Dio è quella di averci salvati nel diluvio, per infinito amore.

Con la speranza di un giudizio e di un vivere futuro equo, cerco anche nelle mie disgrazie di non prendermela con Dio, ma con me stesso e con quanti, magari, se avessero voluto, avrebbero cambiato le sorti, così come tante volte magari il destino di altri è stato nelle mie mani e io ho buttato tutto al rogo. Credo e credo ancora che un giorno ci sarà giustizia, spero e so che Dio è misericordioso e mi accoglie se mi pento. Credo e so che se un crocifisso di legno inerme dà fastidio è perché quell’“immagine di un uomo morto” (come è stata definita da alcuni) agisce molto di più di molti uomini vivi che si muovono come zombie, e questo perché l’uomo nel crocifisso è vivo, è il Vivente.

Confido di ricominciare per l’ennesima volta, e di ricominciare proprio da qui, da questa lettera! Confido di andare alla porta del tuo cuore, elemosinando misericordia, e so già che tu me ne darai in abbondanza. Poi confido anche di portare con me le persone che amo, che odio, che mi fanno ridere o che mi fanno arrabbiare; confido di portare con me chi ti ama in maniera sincera e chi ti odia in maniera sincera, chi fa finta di amarti e fa il male, e chi pensa di odiarti ma fa il bene. Penso che il mondo sia fatto anche di questo.

Porto davanti a te la mia famiglia, alla quale spesso non so come dare il necessario, ma che confido sempre nella tua provvidenza, che fino ad ora è stata di non farci mai mancare persone che ci hanno aiutato, anche se poi, come uomini, oltre il pane hanno dato anche il veleno, e io come uomo ho badato più al veleno che al pane. Confido nella Chiesa, nei sacerdoti che spesso non hanno mosso un dito nelle nostre problematiche, ma senza i quali non potrei accedere a te. Confido in te, Gesù. Questo mondo spesso gira al contrario, ma tu lo governi; a volte ho l’impressione che dormi e il mondo va allo sfascio, ma so che lo governi, e lo governi con sapienza, perciò mi fido.

In tutta questa lettera ti chiedo solo una cosa: fa’ che io, e anche tutti coloro nominati sopra, siamo pronti quando, prima o poi, dovremo incontrarci con te!

Ti lodiamo e ti benediciamo, o Cristo, perché con la tua santa croce tu hai redento il mondo!

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