20 gennaio 2013
Aborto post parto – opinioni e considerazioni
Premetto che credo che in una società normale e civile questo post non dovrebbe nemmeno esistere, come non si dovrebbe nemmeno discutere dell’argomento, ma visto che alcuni pensatori della nostra era moderna pongono il problema, penso sia giusto parlarne.
Cos’è l’aborto post parto?
L’aborto post parto è la facoltà data alla madre di abortire il bambino anche dopo che è nato. Chi lo propone asserisce che è lecito ed eticamente accettabile abortire un bambino dopo che è nato, per gli stessi motivi per cui lo avrebbe fatto prima (malattie, povertà, violenze ecc.). Ovviamente una proposta del genere ha suscitato pareri molto contrari, ma c’è anche chi è rimasto piacevolmente illuminato dalla cosa e quindi sta cercando di proporlo alla gente in modo da renderlo usanza comune, come accadde con l’aborto pre-parto.
Scusate la volgarità, ma penso che un rifiuto solido lo puoi chiamare feci, pupù, popò, ma sempre di cacca stiamo parlando: la puzza è quella. Lo stesso vale per l’omicidio: chiamatelo come volete, ma con qualsiasi nome lo chiamiate l’omicidio è tale, anche se lo chiamiamo aborto post parto.
Conosco mamme che dopo un aborto (spontaneo e non) non si sono più riprese, che vivono la loro vita con un grande vuoto e che pensano spesso alla perdita avuta; non oso immaginare il danno psicologico e devastante che potrebbe avere una simile scelta.
Anche a livello legale, voi immaginate, dopo averlo approvato, avvocati che difendono madri assassine dicendo: “Ma era disperata perché non poteva mantenerlo, e se è lecito ucciderli per questo motivo appena nati, perché non farlo dopo un anno?” (se ci pensate, il ragionamento è lo stesso).
In una società civile, dicevo, non si dovrebbe parlare nemmeno di questo. È già un argomento sul filo del rasoio uccidere un bimbo prima dei tre mesi (c’è chi dice che non è ancora un essere vivente), figuriamoci ucciderlo dopo che è nato: ha dell’assurdo. Intanto è un’idea di cui si parla, spaventosamente spesso, e spaventosamente in maniera positiva.
Una volta lessi che, se Dio non esiste, allora tutto diventa lecito (perché dettato dalla relatività), e questo è proprio un periodo in cui non esiste moralità ma solo relativismo.
In questo periodo ci si scandalizza di più per la vita degli animali che per quella degli esseri umani: orde di animalisti pronti a protestare (giustamente, sottolineo) per un cane abbandonato, non pensando a quanta violenza si fa a un bambino. Quindi voglio raccontarvi di un cane che frequenta il posto dove lavoro io: ha appena partorito dei cuccioli e non se ne separa mai. Il primo giorno poi era immobile, senza paura, nonostante le passassimo vicino con muletti e attrezzi da lavoro (stando attenti a non farle male).
Non penso che gli animali siano migliori di noi, ma ascoltano quel codice morale che Iddio ha impresso nelle nostre anime; noi non sappiamo più farlo, nemmeno con i nostri figli.
Tra l’altro voglio aprire un’altra polemica: viviamo in un’epoca di austerity, ci dicono che c’è crisi e che la sanità ha bisogno di soldi. Mia moglie, in gravidanza, ha dovuto pagare ogni singola analisi del sangue, le ecografie, tutte profumatamente (anche perché la prima ecografia utile in ospedale era prenotabile quando la bambina già avrebbe avuto un mese!), eppure l’aborto è convenzionato.
Se tanto mi dà tanto, devo pensare che soldi per le famiglie non ce ne sono, soldi invece per finanziare aborti sì, perché per avere un figlio si deve pagare per nove mesi consecutivi tutto, scoraggiando famiglie che realmente stanno male economicamente (che poi sono portate a scegliere l’aborto); per i secondi, invece, la sanità sa dire: “Ci pensiamo noi, tranquilla”?
In un periodo economico mondiale fragile, debole, che preannuncia un disastro grande, le grandi preoccupazioni dei governi sono il discutere dell’aborto post-parto.
Da questo livello di civiltà, anzi, di moralità, non stupiamoci se poi la cronaca nera è sempre più nera.
Vorrei concludere questo articolo con un cenno di speranza, che purtroppo non ho: ieri è stato trovato un bambino buttato nella spazzatura, l’ennesimo, in un periodo in cui gli ospedali permettono anche un parto anonimo. Una volta lessi che ogni bambino che nasceva era il segno che Dio non si è ancora stancato degli uomini; ma leggendo di questi gesti, evidentemente sono gli uomini stessi a essersi stancati della vita e di Dio.