26 novembre 2013

Chiudi gli occhi… e immagina…

Chiudi gli occhi… e immagina…

…Chiudi gli occhi…

Generalmente, quando si dice questa frase, si viene portati a immaginare cose rilassanti: prati verdi, cieli immensi, nuvolette e angeli che suonano la tromba… No, il viaggio che voglio proporti oggi non è nel relax, nel paradiso, ma nel dolore, quel dolore che esiste e che spesso fingiamo di non vedere, autoconvincendoci che tutto va bene.

…Chiudi gli occhi…

Immaginati in un corridoio di ospedale: la gente che soffre, che geme, alcuni con i parenti a fianco che gli tengono le mani, altri che cercano di imboccare il cibo. Immaginati la Madonnina, che sta sempre in un altarino coperta di rosari e fiori, e due o tre persone che stanno pregando per la vita del loro caro.

Lo senti quel bambino che urla? Sei nel reparto pediatrico: quella mamma che piange, quel papà solo e triste che sta pensando “Perché Signore? Perché???”, quel medico serio con la faccia triste che non sa come dare la brutta notizia ai parenti, e quei medici che, presi da fama e soldi, se ne fregano delle vite che a loro hanno dato in dono.

Lo senti il dolore di quel catetere che hanno messo a quell’anziano signore? Quel cuore che si è fermato, e quel pianto di quella bambina che ha appena perso suo papà… Quell’ambulanza che è arrivata, un giovane — un altro giovane — sanguinante che arriva dalla strada: chissà se supererà questo incidente…

La mamma abbraccia la figlia mentre dormono nello stesso letto in un ospedale, senza conoscere il futuro, e mentre la madre pensa “Perché Signore non mandavi a me i mali che hai mandato a lei?”, i passi di un’infermiera rintoccano verso il corridoio… è già sera…

…Non si dorme…

C’è chi grida, c’è chi urla, chi sente male alla gamba, chi vuol tornare a casa, e poi, e poi… c’è chi piange quel destino di quella pulitissima prigione…

Al piano di sotto c’è il reparto oncologia: tutti quei bambini che tu vedi condivisi in qualche post su Facebook e che adotti in spirito di pietà nella tua bacheca, stanno lì, con la loro vita appesa a un filo, con le loro madri che si chiudono nel bagno per piangere e non far notare nulla al figlio, con chi muore chiedendosi ancora “perché io?”. Sperando che vi sia un paradiso, perché vista così siamo già nell’inferno.

Adesso ritorna davanti a quella Madonnina, carico di questi dolori; guarda l’immagine di Gesù, il crocifisso, quello che guardi così distrattamente, quello che hai eliminato dal tuo collo, dalla tua stanza. Guardagli le mani… l’espressione del viso, i piedi, il costato… bacialo, e di’ “pietà, Signore, pietà”; ringrazialo perché in questi mali non ci sei… ancora no… Sentiti in dovere di fare qualcosa, un gesto, un sorriso, per tutte quelle persone che non meritano di stare lì! Ma ci sono!

E il Signore vuole che proprio tu sia lì ad aiutare, a regalare tutto ciò che hai: il tuo sorriso, il tuo amore… la tua preghiera, il conforto a chi non ha più il paradiso, a chi prova la dolorosa solitudine di una casa di riposo, il freddo pungente e la mano che trema, a chi ha nel cuore il silenzio della morte.

Non dire a loro quanto è bello e buono il tuo Dio: non ti crederebbero. Stai tu vicino: un giorno, forse, capiranno che lui non li ha mai abbandonati. È inutile che ripeti a una mamma che sua figlia è in paradiso: dài tu a lei la carezza che le avrebbe dato sua figlia, e un giorno, forse, comprenderà che sua figlia non l’ha mai lasciata sola.

Il mistero del dolore ci lascia senza fiato, senza parole, senza gesti; rischiamo di offendere, di essere banali, ma il pericolo più grave è che spesso fingiamo che non esista, ignorandolo e indossando una corazza di insensibilità. Ci puliamo la coscienza pubblicando qualche link su Facebook, spendendo una parola buona, e poi ci giriamo dall’altro lato se incontriamo queste realtà; però giudichiamo chi non si affida a Dio in queste circostanze, giudichiamo pretendendo di avere sempre ragione, di conoscere i pensieri, i dolori… Rifiutiamo quello che non capiamo, abbandoniamo, ci stanchiamo…

Amore, amore, amore: dobbiamo mostrare amore, pace, sentimento, dobbiamo saper piangere, dobbiamo saper gridare, dobbiamo saper tacere, dobbiamo saper amare, amare, amare e ancora amare, e non smettere di amare, senza parlare, soltanto amare…

Ecco, adesso puoi aprire gli occhi: sei seduto nel tuo letto, coperto perché fa freddo, con il tuo laptop nelle mani… Il resto continualo tu…

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