19 dicembre 2010

Come aprire una porta chiusa

Come aprire una porta chiusa

Oggi voglio parlarvi di porte, porte chiuse. Sì, perché talvolta la domanda è: “come si possono sfondare le porte chiuse?”. È un dubbio che ci assale quando di fronte a noi troviamo un muro.

I muri possono essere molteplici: le persone che dicono “no”, gli eventi che dicono “no”, o Dio stesso che dice no. Talvolta chi dice no è la persona che amiamo — quante volte si leggono messaggi struggenti di ragazzi che fanno dichiarazioni d’amore verso gente che non li vuole. Talvolta la porta chiusa siamo noi, quando ci ostiniamo in un pensiero; o talvolta la porta chiusa è una lapide di un cimitero, un cuore ottuso o indurito. C’è sempre una porta chiusa che vorremmo sfondare, distruggere, per far entrare la luce: una moglie che ti vuol lasciare, o un marito che ti vuol tradire, un ateo che non vuol convertirsi, o qualcuno che, alla tua richiesta di aiuto, ti dice “no”; o la vita stessa, quando provi a sbarcare il lunario, vuoi emergere, vuoi realizzarti, e talvolta ti dice sempre “no”.

Nella vita di Gesù le porte chiuse sono state molteplici, fin dall’inizio: la prima porta chiusa fu Erode, che invece di ammettere l’arrivo del Messia voleva ammazzarlo in quanto tale; furono tutte le persone alle quali Maria bussò in cerca di rifugio quando doveva partorire; le molte persone che non si vollero convertire; i farisei; fu Pilato… E anche adesso, noi.

Noi diciamo spesso che Dio non ci ascolta, ma in realtà siamo noi che non gli parliamo, noi stessi siamo delle porte chiuse. Mi viene in mente una volta una persona che venne a confidarmi un problema, alla quale io stavo rispondendo dando la mia possibile soluzione: questa, manco ascoltandomi, continuava le sue lamentele, e non mi faceva parlare, o se lo faceva proseguiva senza aver preso in considerazione quanto detto da me, che — per carità — non è detto che fosse la soluzione, ma neanche veniva presa in considerazione. Alla fine se ne andò come era venuta, dicendo “mah, sia fatta la volontà di Dio”.

Noi spesso facciamo così: ci rivolgiamo a Dio e non lo lasciamo parlare, non lo lasciamo fare, salvo poi dire “il Signore non ci ascolta”, mentre in realtà chi non ascolta siamo noi. Talvolta desideriamo amore ma non ci lasciamo amare, desideriamo un amico sincero ma non siamo disposti a esserlo, desideriamo essere preziosi confidenti ma non sappiamo tenere un segreto. Poi internet ha portato una curiosa novità: talvolta sappiamo tutti i fatti che accadono dall’altra parte del mondo, e poi non sappiamo nulla di ciò che avviene al piano di sotto, nello stesso palazzo. Siamo disposti ad aiutare con molto frutto un amico o un’amica online, mentre nostra moglie o nostro marito magari ci sta lasciando, e non sappiamo come risolvere il problema.

È sempre terribile quando non si sa come sfondare una porta chiusa; in quel caso rivolgiamoci a Dio, preoccupandoci di non essere noi stessi porte chiuse. Non c’è porta chiusa che Dio non sappia sfondare. Facciamo un breve elenco delle porte chiuse che Dio ha sfondato? Il centurione sotto la croce, Paolo di Tarso, Agostino d’Ippona, Francesco d’Assisi, Bruno Cornacchiola… Ma anche situazioni miracolose: basti solo pensare alla porta chiusa del sepolcro, che solo Dio poteva sfondare!

Quando chiediamo a Dio di sfondare una porta, ricordiamoci di non essere noi stessi porte chiuse. Una volta un’amica mi disse che dovevamo avere un’anima catarifrangente con la grazia di Dio! Ma per farlo dobbiamo avere sempre le porte aperte e l’anima pulita.

Adesso verrà Natale, la festa in cui si dovrebbe essere più buoni, si dovrebbe accogliere il povero (aprire le porte della fiducia), si dovrebbero fare tante cose che invece rimangono solo degli ideali utopistici che nessuno farà mai. Cominciamo invece da una sola cosa: apriamo le porte, spalanchiamole a Cristo, come diceva papa Giovanni Paolo II; poi spalanchiamole al prossimo, e il resto verrà da sé.

Sia lodato Gesù Cristo.

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