5 maggio 2008
Conoscere il Padre…
Il Signore ci ama, ci ama tutti, ci ama più di ogni cosa. Non temiamo di accostarci a lui, non temiamo di affidarci a lui: per nulla al mondo egli rifiuterà mai il nostro grido. Non c’è cosa di cui il Signore gioisca di più che essere chiamato Padre. Quando noi ci avviciniamo a lui con affetto di piccoli figli, con la fiducia che abbiamo in un padre, il suo amorevole cuore nulla ci rifiuta. I suoi occhi sorridono ogni volta che con confidenza filiale ci rivolgiamo a lui. A volte si intenerisce quando ci lamentiamo con lui, sorride perché preferisce questa “lamentela” genuina di figli a un Padre Nostro detto senza cuore.
In Paradiso si gloria di vivere in mezzo ai suoi santi e di carezzare i suoi angeli. In terra si gloria di visitare le nostre case, e così, mentre gli uomini cercano Dio in ogni dove e preferiscono credere a ogni scemenza che possa far loro alzare gli occhi al cielo (oroscopi, UFO, cartomanzia ecc.), non sanno che il Padre è proprio al loro fianco. Che li sostiene, e che ogni attimo dona loro il suo respiro.
Gli uomini non credono in Dio; alcuni lo pensano come un vecchio distante in chissà quale galassia, che non si cura (o peggio si diverte) nel vedere le disavventure terrene delle sue formiche, e che dopo una vita di sofferenza si diverte a schiacciarle. NON è così: il Padre geme e soffre per la scelta e il pensiero di ogni suo singolo figlio, egli custodisce e protegge ogni azione e ogni pensiero, cercando il più possibile di influenzarlo affinché esso sia positivo.
Le anime del Paradiso testimoniano la sua bontà proteggendo la loro discendenza e quanti a loro si affidano; le anime purganti pregano incessantemente, e le loro preghiere sono un incenso perpetuo che gli angeli portano al Trono di Dio; questi ultimi sono dei valorosi soldati, che hanno svariate funzioni alla corte del Re, che ci proteggono, che fanno da tramite, che ci illuminano: non pensiamo mai, quindi, di essere soli.
Il Padre ci vuole figli, figli che siano in grado di amarlo, di pregarlo, di benedirlo e di testimoniarlo. È stata questa la grande capacità dei santi: santo, per Dio, vuol dire FIGLIO. I martiri hanno saputo testimoniarlo fino alla morte: non è forse quello che fa un qualsiasi ragazzo quando gli si offende la madre, difenderla? Sarebbe una buona usanza leggere gli scritti dei santi, ognuno col suo compito, ognuno con la sua missione, a partire dagli antichi martiri come Sant’Agata fino ai moderni santi come Padre Pio da Pietrelcina. Da ognuno impareremmo qualcosa. Da ognuno avremo un “segnale stradale” per seguire Dio, con ognuno avremmo un segno, forse, per riconoscere i nostri carismi e le missioni che Dio ci ha affidato. Chi semina la volontà di Dio ne raccoglie la grazia. Chi sa essere un bambino nelle sue braccia saprà poi essere un membro della famiglia di Dio.
Immaginate un pranzo al quale siete stati invitati, col capofamiglia a capotavola e la tavola imbandita di prelibatezze, allegria e gioia. Questo è il Paradiso. Al capotavola c’è Dio, gli invitati siamo noi, e le prelibatezze sono le grazie del suo amore. Il cibo è lui stesso, Dio. I nostri servitori sono gli angeli. Ecco, dopo questo pensiero, non piangete i vostri defunti: vi mancano fisicamente, è innegabile, ma spiritualmente non è cambiato niente… nella visione di Dio ci aspettano e apparecchiano il nostro posto, vigilando nelle nostre vite. Dopo questo pensiero non pensate al Dio terribile e castigatore, pensate a Dio “capofamiglia”, padre che dopo una settimana di “lavoro” la domenica è felice di avere la sua famiglia riunita a tavola con un bel banchetto…
Infine chiudete gli occhi, fratelli miei. Ecco… la mano che sentite sulla vostra spalla… è Gesù che vi ama…
“Ti amo, Gesù”