6 ottobre 2020

Cosa hanno in comune Sant'Agata e San Francesco?

Inizio questa riflessione serale con un “mea culpa”: avevo intenzione di scrivere questo post domenica, giorno della solennità di San Francesco d’Assisi, ma per ragioni superiori non ho potuto. Lo scrivo stasera, confidando nella vostra comprensione.

Riguardo la domanda che dà il titolo a questo post, essa nasce da una presenza fissa di San Francesco nella mia vita. Non l’ho mai cercato, e fino a grandicello conoscevo solo a grandi linee la sua storia, eppure c’è sempre stato. Occasioni importanti avvenute in chiese francescane, persone importanti sue devote, ecc… Questa cosa mi ha portato a chiedermi “perché accade?”. L’ho chiesto anche a Dio, in preghiera.

Devo averlo chiesto davvero insistentemente, perché alla fine ha deciso di rispondermi, e lo ha fatto proprio per mezzo di Sant’Agata, che in un sogno, con aria serafica, mi ha detto: “Sono stata francescana mille anni prima che nascesse Francesco”.

Vero?

Vero!

Pensiamoci: narrazione molto simile. Agatha era nobile come San Francesco; sappiamo anche che San Francesco avesse avuto una giovinezza turbolenta prima di convertirsi, di Agatha non possiamo saperlo ma non importa poi tanto. Francesco a un certo punto si spoglia delle sue vesti e va vestito da povero e vive per i poveri (sto procedendo facendo un grandissimo riassunto, ma la vita di Francesco va assolutamente approfondita). Questa cosa ovviamente si attira il disappunto dei nobili dell’epoca e dello stesso padre di lui.

La storia di Agatha non è dissimile: non sappiamo cosa ne pensassero i suoi genitori e la sua famiglia, ma che i nobili non apprezzassero la sua scelta di vestire da povera e vivere per i poveri lo deduciamo dalle parole di Quinziano, che le chiede la più logica delle cose che uno come lui poteva chiederle: “Perché, se sei nobile, vai vestita da serva?”. “La vera nobiltà consiste nell’essere servi di Cristo”: non è forse una risposta francescana? Non evoca forse la perfetta letizia tanto predicata da San Francesco?

Il percorso di San Francesco lo porta a cercare di rifondare la chiesa dell’epoca, piena di vizi e depravata: “Francesco va’, ripara la mia casa”. Quando c’era Agatha, invece, questa chiesa era agli albori: lei non ha rifondato ma ha fondato la chiesa catanese, dando il suo esempio, e che esempio!

Il percorso di Agatha l’ha portata al martirio. Quello di Francesco alle stimmate. San Francesco si fece seppellire nudo come era venuto al mondo. Agatha morì per mezzo di una brace dove fu gettata nuda. Sono sicuro che anche Agatha ha avuto, anche se meno famosa, la sua “Santa Chiara”.

Ovviamente tutta la spiritualità francescana è perfettamente combaciante con la spiritualità agatina, e questo è logico perché è la spiritualità cristiana originaria. Non voglio dilungarmi troppo nella spiegazione: la meditazione potete e dovete continuarla voi, anche nei commenti se volete.

Quello che oggi voglio dirvi è che il messaggio di questi due santi è il medesimo: cercare il Creatore nel suo creato, spogliarsi del superfluo, essere testimoni di Cristo e sposarsi con “madonna povertà”, dove essere poveri non significa vivere da straccioni ma non essere legati a nulla. Il povero di spirito non è quello che non tiene nulla, ma quello che non è legato a nulla.

Oggi come ieri Dio viene nelle nostre vite e ci chiede di “riparare la nostra casa” (la prima volta che l’ho sognato, Gesù mi disse proprio questo), il nostro cuore, la nostra anima. Egli sarà il mastro operaio che ci guiderà in quest’opera: saremo noi volenterosi di iniziarla? Agatha e Francesco lo sono stati.

Sant'Agata