29 dicembre 2010

I piccoli martiri

Ciao a tutti, cari lettori.

Ieri era la commemorazione dei “Santi Martiri Innocenti”. Mi ero predisposto a fare un post, in realtà poi non l’ho fatto, e lo faccio oggi, perché è un tema, ahimè, tristemente attuale. Quando si parla di queste cose si rischia di essere banali e ripetitivi, ma spero di non esserlo.

Innanzitutto, come molti sapranno, questa commemorazione nasce proprio dalla strage degli innocenti comandata da Re Erode alla nascita di Gesù, allo scopo di eliminare quello che per lui era un concorrente, il re dei re. Tutti sanno che Gesù fu salvato grazie all’avviso dell’angelo e a un’imminente e tempestiva fuga in Egitto. Tuttavia, un numero di bambini dai due anni in giù morì sulle spade dei cavalieri, cosa che fa rabbrividire. Inevitabile la domanda dell’umanità: dov’era DIO, mentre lui si metteva in salvo e gli altri venivano uccisi? La Bibbia simboleggia questa strage con le parole: «Una voce si ode da Rama, lamento e pianto amaro: Rachele piange i suoi figli, rifiuta d’essere consolata perché non sono più».

Da allora, anzi prima di allora e anche dopo, la bestia dell’uomo continuamente compie strage verso i più piccoli, e spesso la cronaca italiana degli ultimi anni se n’è riempita: basti pensare ai casi più recenti, il piccolo Tommaso, Samuele (della strage di Cogne), Sarah Scazzi, Denise e ora la scomparsa Yara. Quel che però (almeno a me) fa drizzare la pelle è il fatto che siano tutti compiuti da parenti spesso stretti, come zii e genitori (diversamente dalla strage degli innocenti). E pensare che una volta si diceva di non accettare caramelle dagli sconosciuti: cosa si dovrebbe dire oggi a un bambino? Non andare con lo zio? Con il papà? Con la mamma? Col sacerdote?

Un altro dato incredibile è il numero degli aborti, veramente alto. E non mi venite a citare sempre le persone che non hanno di che sfamarsi, perché il numero più grande viene proprio da giovincelli e giovincelle che si sono divertiti e vanno ad abortire proprio come se andassero a cambiare un abito troppo stretto. Talvolta l’aborto è anche occultato: si tiene la gravidanza, ma poi il figlio lo si abbandona ai genitori, si odia il proprio figlio, e questo indica una gioventù bruciata e rovinata. È un aborto anche quello: non c’è l’omicidio, ma c’è l’indifferenza, e l’indifferenza è l’omicidio dell’anima.

Sapete, le domande pressanti sono sempre le stesse: dove si trova DIO? E le risposte potrebbero anche risultare banali di fronte all’immensità di un lutto e di un male davvero inconcepibile. Potrei dire che DIO è al fianco di chi viene ucciso, potrei dire che sta alla porta del paradiso per accoglierlo nella gioia eterna. Ciò è tutto vero, ma talvolta non basta, non basta a spiegare un dolore che DIO stesso ha voluto vivere (ricordiamoci che Gesù è morto di una morte violenta, mica tra rose e fiori!).

Io credo fortemente che DIO sia vicino a queste piccole anime e che, sebbene permetta queste malvagità per ricavarne dei beni (anche il paradiso, per loro, è un bene inestimabile), DIO sia sempre il giusto DIO che prende le difese di chi è più debole, che giudica con giustizia e che non ama e non tollera assolutamente che si distrugga la dignità, la gioia e la felicità dei suoi “piccoli”.

Noi, piuttosto, chiediamoci: che facciamo? Dove siamo? Come difendiamo questi “piccoli”? Noi che ci lamentiamo di DIO e ci reputiamo migliori di lui, che facciamo di meglio per tutelarli e difenderli? Noi che abbiamo costruito questa società, noi che per i soldi distruggiamo vite, che lasciamo i figli davanti a tv e Facebook, noi che per la tecnologia lavoriamo e lavoriamo, noi che per andare in un pub la sera non vogliamo avere figli, o li abbandoniamo come pacchi postali ai nostri genitori… Riflettendo sul fatto che non possiamo volere un mondo migliore se non siamo noi migliori, invito tutti a pregare per questi piccoli, a difenderli e ad amarli, come Gesù ci ha insegnato.

Riflessioni