28 marzo 2013
Il Cireneo che aiutò Gesù ad arrivare a fine mese.
Nonostante le terribili profezie dei Maya, gli asteroidi che minacciano la terra e i soliti profeti di sventure, anche quest’anno è arrivata la Quaresima, che sta presto sfociando nella Pasqua.
Da qualche anno, ogni volta che viene la Domenica delle Palme non posso non pensare a quanto sia mutevole e ingannevole il parere umano.
Le stesse persone, in cinque giorni, riescono abilmente a passare dall’osanna al crocifiggilo. Si passa da un “mi farò uccidere per te” a un “io non lo conosco”.
Da quando ho iniziato a fare queste riflessioni, inizio a preoccuparmi quando qualcuno, o io stesso, viene troppo osannato dalla gente: è un segno tangibile che sta per arrivare il “crocifiggilo”.
Per esempio, un’attenzione mediatica particolare, anche da quella parte di popolazione che normalmente è per scelta sempre contro la chiesa, la sta ricevendo l’attuale Papa Francesco.
È un osanna che sta ricevendo all’unisono dai media, dai fedeli e dalle persone che sono sempre state scettiche nei confronti della chiesa, e che sicuramente può dare un grande sprone a tutta la gente che ha perso la fiducia nel Vaticano; tuttavia, potrebbe anche essere segnale di un grande “crocifiggilo” che potrebbe tuonare di lì a breve.
Il cammino del cristiano non è mai stato semplice, in nessuna epoca, fin dalla sua fondazione: persino il suo fondatore (Gesù) è stato perseguitato non appena concepito (alla faccia di chi dice che la vita è solo dopo che si viene al mondo), con una terribile strage degli innocenti.
Una sola volta Gesù è stato osannato a gran voce, ed è stato appunto la Domenica delle Palme, ovvero in anteprima della sua condanna.
Questo non significa che noi dobbiamo sempre desiderare di essere reietti o piangerci addosso con falsa contrizione, battendoci il petto e gridando “ahimè”; significa però che dobbiamo preoccuparci quando il mondo ci acclama troppo: o abbiamo preso una via sbagliata, o il mondo si è fatto un’errata concezione nei nostri confronti.
La soluzione e la risposta a tutto questo è sempre uguale e si chiama preghiera. Bisogna pregare per il papa, bisogna pregare per la chiesa, per noi stessi e per i nostri fratelli in difficoltà. Anche quelli che abbiamo vicino.
Spesso leggiamo di missionari che partono in ogni angolo della terra per aiutare chi ha fame: iniziative lodevoli, che vanno sicuramente sostenute con il nostro affetto e la nostra preghiera; ma non dimentichiamoci mai di chi sta vicino a noi e ha fame. Gente disoccupata e disperata, che deve mantenere famiglie e figli, ed è abbandonata da tutti: governo, amici, istituzioni e anche da noi cristiani.
Ricordiamoci che Gesù non disse “vado in Africa ad aiutare i poveri”, ma aiutò i poveri che aveva vicino a sé, ogni giorno: quelli che gli domandavano un conforto, quelli che incontrava per strada, quelli che avevano bisogno di lui.
Tempo fa pubblicai un testo che si riferiva al Cireneo e alla croce. Il testo fu scritto dall’allora ventunenne Mariangela, prima della sua prematura morte (per un incidente stradale), e fu trovato dalla madre, che gentilmente lo ha passato a me per pubblicarlo. Questo testo fu scritto nel suo diario, e il testo è questo:
Quando non riesci a conquistare un’amica, non l’abbandonare ancora. Dio può ritardare il trionfo forse per provare la tua costanza. Prega e sacrificati: anche Gesù ha concluso il suo apostolato con un’apparente ritirata, ma, salito sulla croce, garantì innanzi al mondo il suo grande trionfo e regnò da quel Legno. Così deve fare l’apostolo. Non ti concentrare troppo nella sera buia di tanti sconforti, ma pensa che sorgerà presto l’alba di tutte le speranze e il nuovo sole ti apparterrà, un nuovo soffio di vita e di ardimento. Anche quell’anima che ti fa sanguinare il cuore può rappresentare per te un bene, perché annienta la tua sensibilità. Accostati: è un dono divino. Molte anime pensano di aver diritto a scuotere dalle proprie spalle la loro croce, perché troppo pesante e non tollerabile come le croci che portano altri. Ciascuno conosce la propria croce, e Gesù le conosce tutte, e a ciascuno affida una croce proporzionata, mentre offre l’aiuto per sorreggerla. Egli si fa Cireneo volontario di tutte le anime che lo invocano nel dolore.
Spesso noi diciamo tante belle parole, e specialmente in periodo pasquale sprechiamo i messaggi di contrizione verso Gesù, le preghiere e i rosari di consolazione verso le sofferenze sue e della sua tenera madre.
Dimentichiamo però, fin troppo spesso, che Gesù ci comanda di vederlo tramite il fratello che soffre. Diciamo che vogliamo sostenerlo, ma ci dimentichiamo che, per farlo, dobbiamo sostenere il vicino che magari piange perché non sa come pagarsi le bollette.
In questa Santa Pasqua, che per l’ennesima volta ci ricorda che dobbiamo distruggere il sepolcro del cuore e far uscire la luce della resurrezione, vi auguro e mi auguro di trovare il Cristo che soffre nei nostri vicini, di farlo risorgere, di farlo sorridere.
Di non cadere nella trappola del pensare che chi soffre sta solo in Africa, o che la Madonna sia solo a Medjugorje, ma di pensare in “piccolo” alle cose che abbiamo qui, a un palmo dal nostro naso, a chi possiamo toccare semplicemente allungando il braccio.
Mi auguro e vi auguro di spegnere il PC, la TV, Facebook, anche solo per una settimana, anche solo per il fioretto della Settimana Santa, come fa qualcuno, e di dedicarvi a chi avete vicino e non a chi abita a centinaia di chilometri da voi.
Così sarete stati Cirenei per quel Gesù che ogni giorno porta la croce e che soffre perché non sa come arrivare a fine mese.
Pax et Bonum.