19 marzo 2013
Il giovane san Giuseppe
Non so cosa ne pensiate voi, ma non ho mai amato le immagini che raffigurano San Giuseppe da vecchio. I motivi umani vorrebbero raffigurarlo così perché in tal modo si giustificherebbe la non tentazione con Maria Santissima, e quindi il mantenerla in castità; e poi ci sono anche i vangeli apocrifi che lo vorrebbero vedovo con figli.
Non so quale sia stata l’età di San Giuseppe, però mi piace vederlo giovane, un uomo che lavora e che ama da morire la sua famiglia.
Mi sono rispecchiato molte volte nella figura di San Giuseppe, a cui ho chiesto aiuto e illuminazione per il mio ruolo di padre di famiglia e lavoratore, in tempi in cui la famiglia è malata in una società insana.
Mi sono fatto forza con le parole di Santa Teresa d’Avila, e ho chiesto tanto e tanto ho ottenuto.
La figura di San Giuseppe è una figura esemplare nel mondo, silenziosa nel vangelo ma presente, come quei padri di famiglia che lavorano ogni giorno e faticosamente sono da pilastri nelle loro famiglie, senza fare pubblicità né vittimismo.
Una figura sempre presente sia in vita che dopo la morte, una figura a cui sicuramente Gesù si è umanamente ispirato come uomo, e a cui si sarebbe certamente ispirato se la sua missione fosse stata diversa e avesse deciso di diventare padre.
In questa società dove la confusione regna sovrana, la figura di San Giuseppe dev’essere un punto di riferimento e di esempio nelle difficoltà.
La figura di un giovane san Giuseppe deve ricordarci che fin da giovani abbiamo delle responsabilità, non solo verso la famiglia ma anche verso le persone che ci stanno vicine: che siamo i custodi con le chiavi, come dei piccoli “San Pietro”, e che queste chiavi spesso hanno un’enorme influenza sulle anime che ci stanno vicine… come la grande influenza che ebbe anche solo il fatto di credere a un sogno da parte di San Giuseppe.
Impariamo a guardare i bisogni della gente, a ricordare le loro tristezze, a rassicurare le loro paure; ricordiamoci di non cadere mai nella tentazione di pensare che qualcuno sia inadatto, guardiamo il loro essere, quello che sanno fare, le loro potenzialità.
Facciamo sentire importanti anche chi si sente trascurato, odiato, deriso; diamo loro una certezza, una speranza; ricordiamoci dei gesti di misericordia e di amore che dava Gesù.
Non dobbiamo dimenticare nessuno, dobbiamo chinarci con tutti, scrivere a tutti e non dimenticarci mai di chiedere “come stai?”.
Non dimentichiamo mai che il Signore si nasconde dietro gli occhi del fratello e, tramite lui, vuole essere amato.
Buona festa del papà e auguri a tutti i Giuseppe.