18 agosto 2010

La prova di coscienza

La prova di coscienza

È la prova che ognuno di noi deve passare per diventare veramente forte e vagliare per benino le proprie decisioni: è la prova di coscienza, quella prova che ebbero tutti i santi e molti di noi uomini, dove sembra tutto capovolgersi. Padre Pio da Pietrelcina ebbe questa prova quando l’autorità ecclesiale gli impedì di celebrare messa; Santa Giovanna d’Arco fu addirittura bruciata viva dall’autorità ecclesiale. Fu difficile inseguire la propria coscienza senza diventare pazzi e senza rifiutare la grande autorità episcopale che pure li stava condannando; fu difficile accettare l’uomo per quello che è, cioè uomo, e rimettere ogni santo giudizio a Dio.

Succede ogni giorno a tutti gli uomini, specie quelli che hanno peccato: arriva un momento in cui tutto torna indietro come uno schiaffo violento, e ci si ritrova a fronteggiare accuse o inimicizie anche da parte di persone che nella loro vita sono sempre state amiche — mogli, mariti, fratelli e genitori. Ci si ritrova a un punto di non capire più dove sia lo sbaglio e cosa si stia facendo per meritare tutto ciò… ma sono delle prove. Dio ci vaglia, e vorrebbe che in quei bui periodi ci affidassimo solo a lui nella preghiera, per capire se effettivamente stiamo sbagliando, ma anche per consolarci dalle tante delusioni prese; e alla fine giudicherà solo la nostra coscienza, a prescindere dalle decisioni prese da altri uomini.

Dio permette una così profonda tentazione a volte proprio in concomitanza con l’inizio del cammino di fede: sembra che tutto giri storto e che le cose vadano male, perché vuole che il nostro amore sia vivo e sincero e non dettato dal benessere. Permette al demonio di sfogare la sua rabbia per un’anima persa; lo fa, sapendo però sempre fino a che punto può provarci, e spesso ci torchia in un modo incredibile, spesso oltre quel limite di sopportazione che neanche noi avremmo immaginato di raggiungere. È un processo di crescita, di consapevolezza e di rafforzamento del carattere; un processo dove si rinnova e si ravviva la fede, dove si rinforza la confidenza col Signore; può anche essere il processo nel quale si perde tutto. Il Signore sa, però, che qualora si superi quel periodo l’animo sarà sincero, puro e veramente innamorato. Spesso la misericordia del Signore lo porta a riprovarci anche quando, in seguito a questi momenti, lo abbandoniamo e lo rifiutiamo: ci lascia sbollire, e quando torniamo da lui ci riprova… Egli vuole che entriamo in paradiso con le nostre gambe e con la nostra forza.

Ah, ma cosa è capace di fare il diavolo pur di tentarci! San Francesco ebbe da litigare persino con suo padre (passando sul suo corpo)… Ma anche noi spesso abbiamo contro le nostre famiglie, che ci fanno pesare che per la nostra fede li stiamo trattando peggio invece che meglio. Spesso i nostri mariti o mogli ci rinfacciano tutti i peccati del mondo, attaccandosi alle più minuscole pietruzze, e ci rifiutano persino il saluto; gli amici poi ci abbandonano, e quando siamo in crisi, con quel ghigno, sono pronti a dirci: Dov’è il tuo Dio adesso?. E a volte Dio sembra davvero invisibile, impassibile, sembra godersi la sofferenza così, senza smuovere un dito; permette che tutta la nostra vita vada a rotoli, che perdiamo tutto, affetti, averi e persino la famiglia; permette pure che perdiamo la fede… Vuole che tutto il nostro essere sia sincero, che il nostro amore per lui sia il più puro e forte possibile. Lo fa per noi, lo fa per le anime che un giorno sapremo consigliare e aiutare, non in base a belle parole lette su qualche libro o sul Vangelo stesso, ma in base alle nostre esperienze personali, alle nostre ferite e alla medicina che abbiamo usato per risalire a Dio.

Dio ci vuole missionari della sua parola, non se ne fa niente di gente fatta di belle parole che poi, al momento di agire, cambia strada (ricordate la parabola del buon samaritano?). Dio non se ne fa niente di persone che si sfiduciano e si lagnano della vita perché vorrebbero sempre di più e non vedono mai il fratello che muore accanto a loro. Dio non vuole l’indifferenza di chi non ha mai provato la sofferenza; Dio vuole cuori pronti ad amare, a soffrire, a riparare; Dio vuole gente pronta ad accarezzare i fratelli con amore e costanza; Dio vuole altre sue immagini, perché solo quelle sanno attirare gente: non le belle parole, ma le belle anime.

Aggiungo un’altra riflessione: solo nella sofferenza siamo simili a Dio. Non lo potremmo mai essere nella gioia o nella gloria, perché la gioia di Dio è infinita e la sua gloria pure; ma Dio ha voluto soffrire, e anche per questo è la sofferenza che ci fa uguali, che ci accomuna tutti e ci accomuna a lui. Chi non sa soffrire, chi non vuol soffrire, non riuscirà mai a conoscere Dio, né a entrare nell’animo umano. La sofferenza purifica, matura, ci unisce e ci fa diventare fratelli nel sangue e nelle piaghe di Gesù…

Coraggio! Dio ci benedica!

Vostro fratello Gaetano.

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