9 agosto 2010
Lasciami parlare
Caro figlio,
come sei stanco! Lascia che io possa farti riposare, aiutami a confortarti… Figlio mio, i tuoi occhi sono scavati e il tuo viso è sempre greve: che succede? Riposati in me. Cosa ti turba? Sono qui apposta: sfogati con me come faresti col migliore degli amici, come probabilmente non hai fatto con nessuno. Non sono qui per giudicarti né per deriderti, ma solo per ascoltarti e consigliarti sempre per il meglio.
Caro figlio, cosa ti turba? Le ingiustizie della vita? Il lavoro mal pagato? Le persone invidiose che ti fanno del male? Perché gridi a me dicendo che non ci sono, se non mi cerchi mai? Lascia che ti spieghi quanto ti ama il Signore, che ha deciso di crearti: nessuno mi ha obbligato a farlo, ma ho deciso che tu esistessi, che potessi vivere, decidere, amare e giocarti la tua vita. È vero, al mondo ci sono tante iniquità, ma tu non affidarti alle cose del mondo: sono passeggere e non valgono nulla. Fa’ il buon proposito di affidarti solo a me: è quello il tesoro che non arrugginisce, nessuno può rubarti da me, e nessuna ingiustizia può ferire il mio amore. Non lasciarti turbare nemmeno dal lavoro: so cosa significa la povertà; col mio padre putativo, il giustissimo Giuseppe, spesso tornavamo a casa dopo una giornata di fatica e i clienti non ci pagavano, spesso non avevamo di che cibarci. Tu affidati sempre a Dio, ringrazia per il cibo che hai sul tavolo, e se non riesci ad arrivare a fine mese, abbi fede: è un modo per ricordarti di ringraziare per quello che hai, piuttosto che lagnarti per ciò che non hai. Ricorda che c’è chi è ricco, ma non ha l’amore o la salute; ricordati che a qualcuno manca sempre qualcosa, perché l’uomo non è mai contento di nulla.
Figlio mio, non farti distruggere nemmeno dai tuoi fratelli: tutti hanno bisogno di perdono. Perdonali e amali. Non essere mai invidioso dei loro beni, perché l’invidia è un mal comune e sempre ricambiato; se un tuo fratello si arricchisce, sii felice per lui, Dio ti sta già ricompensando su altri fronti. Non crearti mille problemi pensando che gli altri abbiano sempre da invidiarti; non camminare lungo il percorso della vita pensando agli altri, ma guarda solo il cielo e Dio, il tuo amorevole creatore. Impara a credere e a fidarti, e prega sempre il Padre tuo che sta nei cieli; santifica il suo nome, non bestemmiarlo, non nominarlo invano, abbi rispetto di esso: è il nome di Dio, e tu solo per grazia puoi permetterti di nominarlo, perché sei suo figlio. Trattalo con giusto timore, amore e rispetto; fa’ sempre la sua volontà, non dubitare di essa: egli vuole il tuo bene, egli ti ama; e anche quando sembra farti del male, non insistere: sarai un uomo più forte domani.
Ricordati sempre di desiderare il bene tuo e dei tuoi fratelli, e confida sempre tutto a me. Fermati davanti al tabernacolo, parlami: io sono lì, e di certo non mi annoio; anzi, mi tieni compagnia, sempre così solo. Riscalda il mio cuore col tuo amore: le chiese, immerse nelle piazze brulicanti di persone, sono spesso vuote; tu potresti essere quell’amico speciale che mi tiene compagnia. Un amico potrebbe infastidirsi della tua visita improvvisa; io ti accoglierò sempre a braccia aperte, e non uscirai da quella chiesa senza aver ottenuto una grazia. Non avere paura di amare: si ama tanta gente, spesso ingrata, ci si dona al completo e si rinnega Dio; ma tutto quello che hai lo hai da lui, la tua vita in Dio inizia e in Dio finisce, e morirai così come hai vissuto. Confida in me, sono tuo amico, dimmi dei tuoi guai, sono felice di ascoltarti; fammi entrare a casa tua, fammi tenere a bada tuo figlio! Fammi coccolare la tua anima col calore del mio amore. Perché pensi che io mi preoccupi solo del tuo bene spirituale e non mi importi se non hai soldi? Parlami dei tuoi problemi, delle tue preoccupazioni: sarò lì, tesoro, ad attenderti. Io ti amo, figliuolo, non dimenticarlo.
E adesso che ti ho detto queste quattro parole, non lasciarti prendere dallo scetticismo o dai problemi quotidiani: siediti e parlami… e io ti ascolterò…
Ti amo, figlio mio.
Gesù.