12 maggio 2008
Le tre virtù di Maria
Cari fratelli e sorelle,
che il Signore vi benedica e vi sorregga lungo il vostro cammino, e che la mamma celeste vi accompagni in modo esclusivo, lungo le virtù che ella ama: umiltà, purezza e amor di Dio, le tre virtù che hanno caratterizzato la sua specialissima santità. Una santità non fatta di miracoli e segni particolari — infatti non ci è pervenuto nemmeno un miracolo fatto su questa terra da Maria, e i Vangeli la nominano pochissime volte — una santità domestica, alla quale siamo tutti chiamati. Una santità tutta mariana. E se è vero che forse non possiamo ispirarci ad avere la lingua e i segni di Sant’Antonio da Padova, né essere martiri come Sant’Agata, o sapienti come Sant’Agostino; se è vero che forse non avremo mai il seguito e le sofferenze di Padre Pio, tutti possiamo aspirare a essere santi in casa nostra, così come lo fu Maria a Nazareth.
Maria è la massima esemplificazione di tutte le virtù; tuttavia, le tre virtù che la caratterizzano e che le sono più care — umiltà, purezza, amor di Dio — sono le tre semplici virtù che, se fatte fruttificare a dovere, ci portano in paradiso dalla porta principale, e che allontanano il peccato così come la luce allontana le tenebre.
Umiltà
Quanto si è parlato dell’umiltà di Maria? Ella, umilissima, si definisce ancella del Signore; nel Vangelo non si parla mai di lei, i suoi interventi sono molto pochi, eppure non manca mai nelle occasioni importanti. Anche nella nostra vita, spesso non ci accorgiamo di lei, ma quando abbiamo bisogno c’è sempre. È umile. In altre occasioni abbiamo parlato di quanto sia importante essere umili: per migliorare e crescere, per chiedere scusa negli sbagli, per avere consapevolezza che siamo polvere, e per saperci affidare al nostro Signore. Maria è stata una fanciulla nelle mani del Padre, davvero figlia del suo figlio.
Possiamo vedere la sua profonda umiltà anche adesso, che appare a Medjugorje e ringrazia di aver risposto alla chiamata, che si abbraccia coi veggenti, che piange di gioia quando le fanno la sorpresa di compleanno della torta, e che veramente si mostra come la ragazza della porta accanto. Io, nel mio piccolo, ho avuto una profonda prova dell’umiltà di questa donna, nonché del suo essere madre, quando una sera ero molto tentato e questa tentazione non riuscivo a levarmela; così ho invocato il suo aiuto e mi sono addormentato con l’Ave in bocca, e quella notte ho sognato, tutta la notte, lei accanto a me, mentre discorrevamo e parlavamo, e rispondeva alle mie domande. Insomma, per non farmi cadere, si è degnata di venire a controllarmi di persona: non la ringrazierò mai abbastanza. Chi, tra di noi, lo farebbe anche solo per il proprio fratello o la propria sorella? Questa umiltà e carità, della quale lei è campionessa, dobbiamo imitarla per esserne sua immagine.
Purezza
La mamma è la purezza in persona: lei, a Lourdes, si è presentata come l’Immacolata Concezione, e nelle Litanie è annoverata come Regina delle vergini; anche nei Vangeli si tiene a precisare che è una Vergine promessa a Giuseppe. Tuttavia la purezza non è solo nel rimanere vergini, ma anche nel vivere la sessualità in maniera pura e senza sporcizia; la purezza è una questione di tutto il corpo, e non solo a livello sessuale: è non farci macchiare da pensieri velenosi del nostro io, da cose malvagie e peccaminose, da egoismi inutili e perversità.
Anche nello sguardo. Gesù dice giustamente: La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! (Mt 6, 22-23). Noi dobbiamo abituarci a vedere i nostri occhi come delle porte, delle finestre: quel che entra rimane, si posa nella nostra anima, per venire fuori nei momenti meno opportuni. Lo sa chi guarda film horror o scene di sesso esplicito nei film, chi dice di amare il dark guardando i vampiri: tutto questo entra e si posa sull’anima, e nell’anima rimane. La purezza consiste nel far entrare e far uscire pensieri, parole e opere pure, senza macchia di nessun tipo. Gesù, in un’apparizione, disse che la maggior parte degli uomini che vanno all’inferno ci vanno per peccati d’impurità. Chi può essere degno di stare vicino al Dio che è la massima purezza, quando in noi ci sono le serpi? Chi mangerebbe delle mele buone in un vassoio impolverato e pieno di ragnatele? Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio, dice Gesù (Mt 5, 8). Cerchiamo di essere puri, come il nostro Padre nei cieli.
Amor di Dio
Questa virtù, che ho messo per ultima, in realtà le comanda tutte, perché è la motivazione che muove tutto; tuttavia l’ho messa per ultima perché si può amare Dio perfettamente solo quando si è umili (per vedere in Dio il Padre-creatore e per chiederne perdono dei peccati) e quando si è puri (per non vedere Dio con occhi e pensieri impuri, macchiati dal nostro egoismo). Diversamente, saremmo solo convinti di amare Dio, ma in realtà ameremmo solo il riflesso di noi stessi che alberga nelle nostre menti; e invece di amare Dio perché ci ha creati a sua immagine e somiglianza, ameremmo noi stessi, perché realmente ameremmo un Dio creato da noi, per noi, a nostra immagine e somiglianza, che amiamo perché uguale a noi, che amiamo perché noi stessi. Guardiamoci bene dal commettere un simile peccato, che è di quelli convinti di amare Dio ma che nemmeno lo conoscono: è il peccato dei farisei, che avevano sempre il Signore in bocca ma che non furono capaci di conoscerlo quando lo avevano davanti, perché né umili né puri.
Parlando di Maria, chi può superare il suo amore? Sia perché eccelle nelle virtù precedenti, sia perché, grazie a questo, Iddio l’ha resa sua madre. In genere la donna ama il figlio come nessun’altra cosa al mondo; e nel caso di una santa donna, l’amore di Dio viene diviso solo col figlio. In questo caso Dio e Figlio sono la stessa persona, quindi l’amore di Maria è incomparabile e incommensurabile, come è incomparabile la fede e la gratitudine nei suoi confronti. Diversamente sarebbe stato umanamente inaccettabile lo stare ritti di fronte alla croce con sì sommo dolore, ma anche con tanta, tanta pace e fiducia in colui che vi stava appeso. Quanti di noi ne sarebbero capaci? Quanti di noi riuscirebbero a bere il calice di Maria, così come lo ha bevuto lei?
Dio giudica semplicemente con un metro di misura: l’amore. Dio è amore, e giudica il nostro amore; in Maria l’amore è la massima espressione. Se Dio è amore — Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore (1 Gv 4, 8) — chi ha avuto Dio per figlio ha capito, come nessun altro, come si ama.
E noi, che abbiamo Maria per madre, ripromettiamoci oggi, in quest’ora in cui stiamo leggendo, in questo giorno così bello che valorizza la festa della nostra mamma, oggi che è la Pentecoste e che, in virtù di questo, possiamo chiedere l’aiuto dello Spirito Santo chiedendo l’intercessione di Maria, presente al cenacolo. Ripromettiamoci di far fruttificare queste virtù, le tre indispensabili per entrare in paradiso, le tre più basilari, le tre virtù che sono alla portata di tutti. Cerchiamo, insomma, di avere Dio per Padre e Maria per madre.
Che Dio ci benedica, e la mamma ci accompagni lungo il cammino.
Con amore,
Gaetano.