12 agosto 2014

Lettera a Gesù

Quanto vorrei amarti, Dio, ma non amarti a modo mio: amarti a modo tuo, farti sentire il calore del cuore.

Quanto vorrei abbracciarti, Dio, toccare le tue piaghe, asciugare il tuo sangue, star lì a osservare il tuo santo volto e pensare che sarà lì per sempre.

Vorrei perdermi nelle tue parole, ascoltare il suono della tua voce, rannicchiarmi a te, sentirmi al sicuro.

Vorrei guardarmi allo specchio pensando di essere un uomo migliore, un uomo diverso, un uomo a te gradito, e non di essere un peccatore impuro che soffre e fa soffrire.

Vorrei dire le preghiere facendo uscire rose dalla mia bocca, delle grandi corone floreali che possano ornare il tuo santo capo, facendoti scordare quell’ignobile corona di spine.

Ho pianto tanto insieme a te, ho gioito tanto grazie a te; il mio cuore palpita quando mi sei vicino e anela quando sei lontano.

Mi sentivo vuoto quando non c’eri, quando nel mio orgoglio aspettavo che mi chiamassi, quando qualsiasi parola mi sembrava vuota e qualsiasi persona mi sembrava gonfia. Perché ti dico la verità: l’unica persona che non mi annoia sei tu, Gesù, e l’unica parola che mi attrae è la tua. Nel resto c’è l’abisso, e l’ho sperimentato.

Lontano da te c’è il buio.

Lontano da te c’è lo sconforto.

Lontano da te c’è il tradimento.

Lontano da te… beh, lontano da te è il niente.

Tu elimini da me la solitudine, il vuoto, mi fai sentire membro di una comunione: la comunione dei santi, la vita.

Signore, sono un figlio indegno, un essere ripugnante e spregevole, ma tu mi ami così come sono, tu mi accetti, tu mi accogli. Al tuo amore non si può resistere: ti prego quindi, abbracciami e non lasciarmi mai più.

Riflessioni