2 agosto 2009
Lettera dal cuore
Cara sorellina Agata, dolce santa catanese,
ti scrivo questa lettera a cuore aperto, anche se so che già in Dio sai ciò che ho da dirti. Ti scrivo perché sei una sorella, perché tu che amaramente hai conosciuto le sofferenze di questa vita mi puoi capire; ti scrivo perché so che parlerai di me a Gesù, il tuo caro dolce sposo, per cui hai donato la tua stessa vita in un atto di sacrificio d’amore.
Mia dolce Agata, dolcissima sorellina, credo ancora fermamente in Dio, nella sua misericordia e nella sua bontà; sono fermamente convinto che il suo agire è per il nostro bene, e che molto spesso noi, consapevolmente o inconsapevolmente, gli impediamo di agire secondo il suo volere per il nostro meglio. Credo ancora che lui è un Dio che ama i suoi figli, tutti i suoi figli, quelli “santi” e quelli che peccano, e che s’intenerisce quando un figlio capisce di aver agito come un mulo.
Cara Agata, tu sai bene: non sono stato mai santo, né mi ritengo superiore; i miei peccati li conosci più tu di me, e sono più numerosi delle stelle del cielo, ma soprattutto l’orgoglio e la presunzione sono stati la mia rovina. So bene che Dio si sdegna delle persone false e presuntuose, le persone che amano farsi belle davanti agli occhi del prossimo per poi mancare di carità, o le persone che si nascondono dietro futili scuse per nascondere il proprio egocentrismo.
Devo fare un mea culpa, lo devo per tutte le volte che ho voluto agire da solo, e da solo sono inciampato e caduto, ho sputato sangue e ho pianto lacrime amare. Devo fare un mea culpa per tutte le volte che mi sono sentito superiore a Dio, o ho pensato che, grazie alla sua benedizione, potevo far tutto; per tutte le volte che ho sprecato le sue grazie. Io confido ancora nell’amore misericordioso del nostro Dio, carissima sorellina Agata.
A te hanno strappato le mammelle, togliendoti ciò che è più caro a una donna come dignità di madre e di donna, perché la donna è speciale: solo la donna può essere madre, su questo non v’è alcun dubbio. Davanti a questa dignità, però, tu hai preferito l’immensa dignità di essere serva del Signore.
Ti chiedo di pregare per me. La dignità di un uomo è lavorare per il sostentamento della famiglia, per la sua crescita e prosperità, come fece tuo padre; anch’io vorrei fare così. Questo percorso passa per molte scelte, alcune coraggiose, altre rischiose, scelte che, al momento in cui le fai, non ti danno mai l’estrema sicurezza di una buona riuscita: bisogna fidarsi della propria capacità di ascoltare lo Spirito Santo, che illumina i cuori quando glielo permettiamo.
Questo percorso passa anche attraverso gli sbagli e le cadute, più o meno plateali, rovinose e dolorose. Quando sei a terra, per tutti è facile deriderti e frustarti, ma anche questa è grazia, affinché tu possa ponderare meglio le scelte future, ma soprattutto, ricordando il dolore che hai provato nella derisione altrui, possa tu non giudicare mai il prossimo nelle stesse situazioni, e capire che nessuno è migliore di un altro.
Questo Dio che abbiamo è un Dio di misericordia: ha concesso a tutte le persone che ha incontrato sulla via un’altra possibilità, alle persone che gliel’hanno chiesto, le persone che per davvero lo hanno desiderato, perché con Dio si può sempre ricominciare, anche se più rovinosa è la caduta, più faticosa sarà la salita.
Cara sorellina, io non so cosa mi aspetta il futuro. Sono certo che non sarò mai un ricco nababbo, né voglio esserlo: la ricchezza e l’agiatezza pongono limiti all’ingresso nel regno dei cieli, e chi sta al sicuro si dimentica che è Dio che gli ha donato tutto. Io non so cosa il futuro, che scriviamo ogni giorno, possa avere in serbo per me; tu in Dio lo vedi, e preghi dove vedi pericoli. Io chiedo soltanto quello che ho sempre chiesto: l’amicizia con Dio e la possibilità di sostenere la mia famiglia col sudore della fronte, e la benedizione di Dio, nella salute e nell’amore fraterno.
La Sacra Famiglia dovette passare un periodo di esilio in Egitto prima di tornare a Nazareth; e anche tu, Agata bella, dovesti passare un anno a San Giovanni Galermo prima di ritornare a Catania, ad affrontare il martirio. Tutto è grazia, tutto è chiamata a evangelizzare. Potrebbe forse Dio concedermi un’altra possibilità dove mi trovo, oppure potrebbe aver deciso che qui ho finito il mio percorso: è lui che decide, a me tocca affidarmi, come un suddito che chiede un condono e aspetta fiducioso la decisione del re.
Nel frattempo, cara sorellina, ti chiedo di intercedere per me, per le persone a me vicine e per le persone a me care. Ti chiedo di illuminarci tutti, di ricordarci che siamo tutte foglie al vento. Ti chiedo di illuminare con le tue dolci ispirazioni le nostre scelte, di farci santi e graditi a Gesù e Maria, di poter meritare le divine benedizioni sulle nostre famiglie, come la tua le meritò per merito tuo, di ricordarci che la croce è benedizione e che nella croce sta il mistero della gloria.
Carissima Agata, rinnova la promessa che Dio fece a te e a noi tuoi concittadini: la promessa che, per la tua “mente sana e spontanea”, hai “liberato la tua patria”. Aiutaci nelle nostre sofferenze spirituali e materiali, liberaci con le tue preghiere e ispirazioni dai legami del passato, e aiutaci a entrare presto con te nel regno del nostro caro Signore Gesù.
Agata, mia dolce “santuzza”, in tutti questi anni io mi sono dimenticato spesso di te, ma tu mai di me: mi hai ottenuto tantissime grazie e moltissime benedizioni. Ecco che ancora una volta dico grazie a Dio per tutto ciò che egli mi dà, direttamente o per mezzo di terzi; e dico grazie a te, perché sin dal primo momento della tua nascita ti sei messa a sua completa disposizione con completo amore, e hai ottenuto così di poter ricevere tanto dal suo amore misericordioso.
Dolce sorellina, ricordati del tuo caro fratello e intercedi per noi; e insieme cantiamo al Signore l’inno di fiducia, che tu hai vissuto negli estremi gesti della tua vita, per contemplarne adesso la realizzazione delle promesse dopo la tua vita terrena:
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. (Salmo 23 di Davide)