26 febbraio 2009
Per Maria
Penso agli occhi tuoi, dolce Maria, che non ho mai saputo amare. Penso alle tue sante mani, dolce Maria, che non ho mai saputo afferrare. Penso al tuo ventre verginale, Maria, che non ho mai saputo carezzare. E alla tua dolce voce, che non ho mai saputo ascoltare, o Maria. Penso che non ho mai saputo rendermi un buon figlio, e non sono mai stato capace di chiamarti “mamma”. Tuttavia tu sei stata là, sempre pronta nei miei bisogni, tu sei sempre stata là, a preoccuparti della mia (mancata) santità. Avrei voluto vederti, dolce madre, ma le crespe del mio peccato mi rendevano cieco. Avrei voluto toccarti, dolce madre, ma le corde del mio peccato mi legavano. Avrei voluto saper riconoscere il tuo Gesù, ma la mia anima era così fetida e pesante che non lo “sentivo”. E giunto adesso, che potrò mai dirti, dolce madre? Ho vissuto come se tu non esistessi. O peggio, maltrattandoti. Tu sei ancora là, con i tuoi dolcissimi occhi, con le tue candide mani, col tuo ventre meraviglioso, e con la tua dolce voce mi ispiri santità. Io ti guardo, e palpitante di amore ti dico: “Grazie, madre, per non esserti mai stancata, per avermi sopportato. Grazie per non aver mai rinunciato, nelle avversità. Grazie. Non smettere mai, madre, di ispirarmi la giusta via. Col dolce suono di ‘figlio mio’, fa’ che io ti possa chiamare ‘Mamma’. Prendimi la mano, dolcissima Maria, e portami con te sul calvario, affinché insieme, poi, possiamo ammirare Cristo risorto. Per l’eternità. Amen.”