26 gennaio 2011
Quando tutto sembra tacere, è il momento di risorgere
Il bene e il male: l’eterna lotta.
Sempre più spesso, in questi tempi, ci accorgiamo di quanto doloroso possa essere il vivere su questa terra; a volte le azioni malefiche sono davvero terribili e non lasciano scampo a speranza alcuna. In realtà, chi ha veramente fede in Dio è stato sempre educato a non perdere mai la speranza, e alla bellissima frase: “dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia”. Ma è veramente fondata questa frase? E quando il male sembra invincibile, cosa bisogna fare per sconfiggerlo?
La Sacra Scrittura, fondamento della nostra fede, ci offre moltissimi punti di riflessione, momenti in cui il male è stato sconfitto da un bene infinitesimo. Dio infatti, nella sua grande potenza, si serve di un bene piccolissimo per poter umiliare un male che in quel momento sembra imbattibile. È il caso della celeberrima storia di Davide e Golia: questo gigante, descritto come un guerriero imbattibile, che aveva fatto strage ed era famoso per la sua crudeltà, sembrava praticamente invincibile anche per i guerrieri più forti del popolo ebraico; nel momento in cui la sua avanzata sembrava inarrestabile, Dio si è servito di un ragazzetto, giovane, inesperto e disarmato, per sconfiggerlo.
Da sempre infatti Dio “ha disperso i potenti e rimandato i ricchi a mani vuote”. Lo stesso è avvenuto durante la vita di Gesù, il quale è stato perseguitato fin dal momento del suo primo vagito, e non da Dio ma dagli uomini crudeli: in principio Erode, e poi il Sinedrio, per passare persino da un suo apostolo, Giuda Iscariota. Anche qui possiamo vedere un male crescente, fino a diventare quasi intollerabile, fino a far credere, a chi non avesse una fede veramente incrollabile, che nulla si poteva fare. Gesù infatti, negli ultimi tempi della sua vita terrena, era ricercato e la sua morte era certa; quando fu catturato, anche i discepoli più fedeli si arresero all’inevitabilità: quell’uomo che aveva fatto tanto ben sperare ormai era morto.
Anche in quel caso la Scrittura ci pone davanti il paradosso: infatti, subito dopo il momento dell’ultimo respiro di Gesù, notiamo la resa del male. Un centurione, colui che l’aveva trafitto senza pietà, dice: “Veramente costui era figlio di Dio!”. E attenzione: il centurione non dice, come sarebbe più logico pensare vista la sua fede pagana, “costui era figlio degli dèi” oppure “costui era un dio”, ma “costui era il figlio di DIO”; in pratica non solo aveva creduto a una divinità in Gesù, ma si era già convertito alla fede dei padri. Subito dopo, in sequenza, possiamo notare la descrizione del popolo, che prima aveva infuriato contro di lui e ora se ne tornava a casa battendosi il petto: il male era già stato sconfitto da solo!
In realtà Dio ci chiede soltanto fede. Se analizziamo statisticamente la predicazione di Gesù, la notiamo sempre in inferiorità numerica: si è cominciato con uno solo (Gesù) a fare la sua predicazione, contro tutta la Galilea; poi, andando avanti, poche centinaia (i primi cristiani) contro tutto l’impero romano, fino a finire alla relativa superiorità numerica del cristianesimo.
In questi tempi invece, in cui si è persa la fede nella parola di Dio, in cui il mondo perseguita i cristiani in tutti i modi, da quelli subdoli e nascosti a quelli violenti, il cristiano è in inferiorità numerica. Quanti possono essere i veri fedeli su questa terra? Chi davvero non si è fatto mai coinvolgere dalle correnti del mondo? Forse poche migliaia, o forse pochi milioni, o forse qualche miliardo: io non lo so questo, ma so che il male sembra inarrestabile, e come successe per la passione di Gesù qualcuno persino rinuncia, si nasconde, e pensa “Dio è morto”, pensa “abbiamo sperato invano”, pensa “è stato bello finché è durato”.
Gesù disse: “Ma quando il figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora fede su questa terra?”. La risposta è sì, ma di una minoranza veramente infinitesima; infatti, come avvenne per la sua passione, nella quale di tutto il popolo che lo aveva seguito, di tutti gli apostoli, gli amici, i parenti, sotto la croce vi erano soltanto due persone: san Giovanni e Maria Santissima. E davanti a queste due piccole figure il male che succedeva intorno sembrava davvero inarrestabile.
Anche in questi tempi il male sembra inarrestabile ed è destinato ad aumentare; chi non ha fede, o non ce l’ha in maniera incrollabile, è destinato a pensare “non c’è nulla da fare”. Dio invece permette al male di ingrandirsi così tanto per umiliarlo di più: infatti è terribilmente umiliante essere sconfitti da persone infinitesime, perché Dio è onnipotente. Pensate all’esempio di prima, Golia, sconfitto da un ragazzino; pensate a quando l’impero romano si scatenò con tutta la sua violenza contro i cristiani: quanti martiri fece? Sembrava una violenza inarrestabile, eppure il cristianesimo si diffuse nel mondo, e quei martiri vennero innalzati agli altari.
Anche adesso notiamo un male inarrestabile: Dio sembra essersi annullato, il mondo fa tutto ciò che vuole, non solo a livello di fede ma anche a livello di delinquenza. Possiamo assistere a guerre, a fratelli che ammazzano altri fratelli, a madri che ammazzano i figli, a figli che ammazzano una madre; possiamo assistere a parenti che per pochi spiccioli distruggono intere famiglie, a lussurie, a peccati di ogni genere. Basta aprire un qualsiasi quotidiano per farsi tristemente un’idea. Come se non bastasse, poi c’è il mal di vivere, la disoccupazione, i soldi che non bastano mai, la fame di avere che ci ha ingoiati; ci sono le malattie che strappano i nostri cari dalle nostre braccia, i pirati della strada, la malasanità: tutti i mali che al giorno d’oggi sembrano inarrestabili.
Nel frattempo, sul piano della fede, possiamo vedere e distinguere sempre due opposti: i fedeli e i non fedeli, gli angeli e i demoni. Anche tra i consacrati possiamo distinguere i sacerdoti che sono vere immagini di Gesù e i sacerdoti che invece non si sa né da dove vengono né dove vanno, e che sembra vogliano soltanto scandalizzare i fedeli. Nel frattempo possiamo notare come Maria Santissima formi l’esercito silenziosamente: in questi tempi l’essere mariano sembra essere diventato la vera garanzia di cristianità, di mansuetudine, di dolcezza del cuore, di carità. Maria infatti, come avvenne anche sotto la croce, sta formando i suoi discepoli eletti; a Fatima ha promesso: “Il mio cuore immacolato trionferà”.
Il male, infatti, si ingoierà da solo nella sua ingordigia, come in passato è già successo: pensiamo per esempio ai casi recenti, le due guerre mondiali. Dio permette ai suoi piccoli di vincere; nel momento in cui non c’è più niente da fare, almeno in apparenza, è il momento in cui sta per avvenire il miracolo. Ci vogliono dei fedeli però, ci vuole quel granellino di fede di cui parla Gesù, che è necessario, indispensabile per spostare le montagne: pensiamo alla fede di Davide, pensiamo alla fede di Maria Santissima e di san Giovanni apostolo.
Anche adesso sono certo che, in un’umanità sconvolta, impaurita, disperata anche, e soprattutto delusa da coloro che dovrebbero portare la fede, che dovrebbero essere luce del mondo e sale della terra, c’è ancora un piccolo granello di sabbia, pochi eletti che hanno una fede incrollabile e che salveranno il mondo nel silenzio, nel sacrificio, nella preghiera. Certo, il male nel frattempo avrà fatto tanti danni, li sta già facendo, ma noi sappiamo che ognuno dei nostri capelli è contato, ce lo ha detto Gesù; noi sappiamo che alla fine egli giudicherà il tutto.
Non dobbiamo disperare, non dobbiamo perdere la fede. La fede è anche memoria: bisogna leggere, bisogna ricordarsi di quando Dio ha operato anche nel nostro piccolo, di quanti miracoli sono avvenuti nella nostra vita proprio nel momento in cui non ci speravamo più, pur di farci gridare “MIRACOLO!”. Dobbiamo ricordarci di quello che c’è scritto nelle Scritture, di quello che per primi i protagonisti della nostra fede – Gesù, Maria, gli apostoli, i santi – hanno vissuto in prima persona.
Dobbiamo quindi ricordarci che quando tutto sembra irrisolvibile, quando siamo caduti per la terza volta sulla via del calvario, quando Gesù sembra morto nella sua croce, quando non parla più, quando Dio ci ha abbandonato, è il momento della resurrezione. Cari amici, però per tutto questo ci vuole tanta, ma tanta confidenza con Dio, confidenza che può avvenire soltanto con la preghiera, con i sacramenti e con la conversione frequente; ma soprattutto con la preghiera, tanta preghiera. Dobbiamo essere preghiera continua: pregare il Santo Rosario, la Via Crucis, le preghiere giornaliere; preghiamo il giorno, preghiamo la notte, preghiamo sempre, non facciamo mai mancare alla nostra anima il dialogo con Dio e la certezza della sua presenza vicino a noi. Noi sappiamo che Dio è via, verità e vita.
Ricordiamoci di lui nei momenti più difficili, nei momenti in cui tutto sembra senza senso: esultiamo, allora, perché sta per avvenire il miracolo. Oggi voglio concludere questa epistola con la speranza certa che qualcuno di voi che leggerà questo testo riprenderà a sperare, riprenderà la coroncina del Rosario e inizierà a pregare; voglio concludere con il dolce pensiero che ci conosceremo tutti in paradiso. Pax et Bonum.
«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.» (Salmo 23)