21 agosto 2010
Ripristinare il concetto di fede
“Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio Corpo”; “Prendete e bevetene tutti, questo è il mio Sangue”. Gesù, nell’Ultima Cena, non ha detto “Servitevi”, ma “Prendete”, ossia ricevete dalle Sue mani il dono prezioso del Suo Corpo. È chiaro che gli Apostoli abbiano preso in mano le parti del pane offerte da Cristo: non potevano riceverle direttamente sulla lingua, non essendo loro persone contaminate dal peccato. Solo a Giuda Gesù avrebbe dato direttamente il pane, rifiutato dal traditore proprio perché non degno di prenderlo personalmente dalle Sue mani: “A chi porgerò il pane intinto sarà colui che mi tradirà”.
Ecco, noi siamo ogni giorno traditori della fiducia di Gesù, coi nostri atti, con le nostre parole, con i nostri pensieri; perciò non possiamo ardire, osare di mettere nelle nostre mani impure il sacrificio del Redentore.
Ciò che è stato inventato da quella società in merito al dispensatore di ostie mette un muro tra Gesù e il fedele, il quale non prova più, come gli Apostoli nella Cena di Pasqua, quell’ardore, quella gioia di vedere il corpo di Gesù scendere direttamente nella sua anima attraverso la mano consacrata del sacerdote.
Tutto questo sminuisce il concetto di fede, di adorazione verso Dio, ed è per questo che nel mondo ormai parlare di Cristo è come parlare al vento. “Dio non esiste nel sacrificio della Messa”, dicono i protestanti, e non sanno affermare altro che possa dar credito a tale pensiero. Viceversa, i molti miracoli relativi all’Eucaristia (Lanciano è uno dei più conosciuti) dimostrano che realmente, dopo la consacrazione, Cristo è presente nell’ostia e non può essere trattato come una fetta di pane e Nutella! Il sacrilegio, in questi casi, non può essere sottovalutato, perché la divinità del Pane viene sbeffeggiata senza ritegno.
Non dimentichiamo il proliferare di riti esoterici e satanisti che si servono delle ostie consacrate per profanare il Corpo del Signore.
Nella mia parrocchia un giovane sacerdote, appartenente al Rinnovamento dello Spirito e piuttosto ligio ai dettami della Chiesa (è considerato dai fedeli un po’ talebano per certi versi, anche se per me fa benissimo a fare come fa), al momento della distribuzione della comunione, prima di scendere dall’altare, invita coloro che sono al banco a controllare se i fratelli che ricevono l’ostia sulla mano, una volta girate le spalle, la mettano effettivamente in bocca e non in tasca, come purtroppo una volta è successo!!!
Questo per dire che Gesù, in questo modo, è in perenne pericolo, e noi che crediamo in Lui dobbiamo vigilare affinché non venga profanata la Sua Divina Persona.
Tutto questo, però, presuppone un ripristino del concetto di fede da parte di noi cristiani, quella fede indebolita dai media e dai modernismi materialistici.
Riprendere la buona abitudine di riconciliarci col Signore, anche per piccoli peccati, perché tutto contribuisce a creare un motivo in più per mettere tra noi e Lui un muro di totale indifferenza.
Dobbiamo essere, come disse Papa Wojtyła, sentinelle sempre accorte, e proteggere la nostra fede dagli attacchi del male: in fondo tutto questo è voluto dal demonio, che non accetterà mai e poi mai la nostra appartenenza a Dio.
L’unica arma che abbiamo è la preghiera: usiamola senza stancarci, per difendere il nostro Dio, l’unico vero motivo della nostra esistenza.