31 gennaio 2017
Sant'Agata, espressione di una donna libera
Molti anni fa a Catania, durante la festa di Sant’Agata, giravano le cosiddette “ntuppatedde”: erano donne che, fino alla metà dell’Ottocento, si velavano il viso per non farsi riconoscere e, così nascoste, vivevano il loro unico momento di libertà femminile, nel quale era loro concesso di tutto: fare scherzi, lasciarsi corteggiare, ricevere doni, uscire di casa da sole.
Mi rendo conto che ancora oggi le “ntuppatedde” esistono, grazie a tanti uomini che fanno da “padri-padroni”, che non rispettano ma padroneggiano, che sono gelosi, possessivi fino allo sfinimento; a volte sono semplicemente uomini che non amano, sposati solo per l’occhio sociale, perché glielo hanno imposto. Queste donne, che per vari motivi non hanno forza o coraggio per cambiare, trovano l’unico svago durante la festa di Sant’Agata.
Magari è l’unico momento in cui escono con un’amica, o vedono parti della città mai viste, o con la scusa della folla si vedono con il loro vero amore: sono talmente in vista da risultare invisibili.
È uno strano patronato, questo di Agata: patrona di tutte quelle donne che, come lei, sono vittime della tirannia degli uomini che non rispettano il sacro potere femminile ma lo soffocano. È un patronato taciuto, ma è un momento di libertà che offre la nostra patrona a tutte quelle donne che spendono la loro vita soffrendo in un martirio domestico silenzioso.
Agatha ha avuto il coraggio di dire no, di difendere la sua libertà: la sua persona non apparteneva a nessuno se non a se stessa e al buon Dio. Ha difeso la sua libertà ed è morta libera. Certo, la libertà a volte ha un costo, e spesso è salato, e noi preferiamo essere schiavi e infelici piuttosto che pagare questo costo; lei, Agatha, ha scelto diversamente.
Care donne che soffrite il martirio di un uomo “tiranno” o dell’occhio sociale, abbiate il coraggio di cambiare e non accontentatevi dell’unico momento di libertà che vi concede la vostra patrona per ricordarvi di quanto l’essere femminile sia divino e meritevole di dignità. Abbiate il coraggio di dire no, abbiate il coraggio di puntare i piedi, abbiate il coraggio di essere felici.
Sant’Agata, prima ancora di essere martire cristiana, è stata paladina della propria libertà. E noi uomini, che ci diciamo devoti per poi comportarci come Quinziano con le nostre donne, diamo loro forza, coraggio, rispetto e devozione, ma soprattutto libertà.
Meditiamo l’esempio della nostra concittadina.