9 agosto 2009

Scontrarsi con la realtà

Scontrarsi con la realtà

Cari fratelli e sorelle,

lo sappiamo bene, i tempi in cui viviamo sono molto difficili. Ce lo ripetiamo continuamente, ce lo ricordiamo ogni volta che leggiamo un giornale, ne prendiamo atto vedendo il satanismo esplicito o occulto che vaga come una peste sulla terra. Gesù ci dice di non essere tristi per il dolore che sentiamo: il tutto avviene come le doglie di un parto, in cui una donna incinta sta per finire la propria gravidanza, ma inizia la nuova vita.

Inizio e fine sono le parole che in ebraico si uniscono nella parola “esodo”, e il cristianesimo è pieno di fini e di inizi: la nostra regina Maria è la fine dell’Antico Testamento e l’inizio del Nuovo; Gesù finisce la sua vita terrena sulla croce, ma sotto la croce inizia la Chiesa; inizio e fine nella morte dei martiri; inizio e fine in questa umanità logora di milioni di anni di peccato.

In questa terra, dalla quale nasce ogni essere vivente, ma che viene irrigata col sangue più che con la pioggia, una terra stanca e satura di tutti i peccati e i misfatti che sopra di essa si compiono, una terra che grida al cielo sin dal primo momento, quando il sangue di Abele gridò a Dio.

I cristiani di oggi sono cristiani depressi e demoralizzati: difficile incontrare volti che riflettono Dio, sorridenti e sereni pur nelle sofferenze, consapevoli che tutto andrà bene perché tutto è saldamente nelle mani divine; molto facile invece vedere volti tristi e oppressi come quello di Giuda, cristiani sofferenti che vivono il proprio credo di “precetti” ma che non hanno alcun rapporto col proprio Dio, se non quello che si ha con un datore di lavoro.

In questi tempi, invece, c’è bisogno di riscoprire il volto paterno (e materno) di Dio, di sentirsi al sicuro, perché le avversità non mancano di certo (sono forse mancate mai?), ma non mancano nemmeno le grazie e le conversioni, non mancano i sacramenti, che sono il rivestirsi di Dio. E soprattutto sappiamo che l’uomo può togliere tutto, libertà, dignità, denaro, tutto, ma di certo non può togliere la fede, la preghiera, l’amore a Dio. I martiri ce lo dimostrano benissimo.

Possiamo poi dire: “Eh, ma poi ci si scontra con la verità e tutto cambia”. E invece no, perché Gesù e Maria non vivevano sulla luna, e nemmeno i santi, nostri fratelli: hanno vissuto gioie e delusioni, hanno vissuto sconforto e peccato, aridità. Le loro vite non sono state segnate da vittorie, fama e successo, ma spesso da povertà e mortificazione, e questo lo sappiamo molto bene.

Fratelli cari, ciò che ci chiede Dio è amore: quell’amore che non è un semplice “affetto” o simpatia, quell’amore fiducioso. Gesù ci paragona a dei “bambini”, e i bambini vanno a rivolgersi ai genitori pure quando “le prendono”: dipendono da loro, si fidano di loro. A loro si addice il Salmo 23, che dice “Anche se andassi nella valle dell’ombra, non temerei alcun male, perché tu sei con me”. Lo sappiamo bene, i bambini quando hanno paura vogliono i genitori, e poi non hanno più paura.

E noi? Che male temeremo, se c’è Dio? Di scontrarci con la realtà? Ma la realtà è di Dio. Non è un essere stralunato che vive chissà dove: egli è il regista di tutto. Consegniamo a lui tutte le nostre vite, ed egli ci trasfigurerà, e non preoccupiamoci degli errori: Dio non vuole che siamo angeli per amarlo, Dio vuole che siamo figli, e i figli sbagliano.

I nostri errori spesso contrastano la realizzazione del suo piano, ma noi affidiamo anch’essi a lui, perché lui possa benedirli e trasfigurarli. Infatti è meglio un errore affidato a Dio e alla sua misericordia che una virtù vissuta con egoismo: il primo frutterà fiori di conversione e pentimento (vedi le storie dei santi), il secondo germi di egoismo e di morte.

Quindi non temiamo l’amore di Dio, anzi, amiamolo e ricambiamolo, affidiamo tutta la nostra vita a lui: gioie e dolori, speranze e delusioni, virtù e peccati, cose giuste ed errori. Tutto, non solo il buono ma tutto, ed egli ci trasfigurerà.

Coraggio quindi, soldati di Cristo: alzatevi e andiamo, che è lunga la battaglia, ma sicuro è l’esito, e che Dio sia con noi!

Vostra sorella,
Agata.

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