12 gennaio 2013
Se il papa vendesse il suo anello potrebbe sfamare il Congo
Si sa che i social network raccolgono tutte le opinioni del mondo, ma soprattutto raccolgono l’opinione del mondo, anche quella che mi ha spinto a scrivere questo articolo, cioè che la Chiesa, ricca, corrotta, pedofila, se ne freghi dei valori che vorrebbe che i fedeli applicassero, in barba al piacere e al vizio personale.
Si dice che, se il papa vendesse uno dei suoi anelli, sfamerebbe il Congo.
Si dice che questo papa, o quello che l’ha preceduto, hanno coperto casi di pedofilia e tutt’ora li coprono.
Si dice che la Chiesa non vuol pagare IMU, ICI né tasse.
Si dicono tante cose.
La Chiesa, lo dobbiamo ammettere, non è l’esempio di povertà evangelica che invece hanno rappresentato grandi santi come Francesco d’Assisi o Pio da Pietrelcina; non è nemmeno l’esempio di umiltà di un Gesù che ammonisce la diatriba tra i discepoli “per chi fosse più grande”, e tra un “Monsignore” e un “Santo Padre” forse non c’è l’esempio che il popolo vorrebbe vedere.
Spesso, però, troppo spesso dimentichiamo che la Chiesa siamo noi. Il papa è uno, i fedeli milioni; il sacerdote è uno, i parrocchiani dieci, venti, cinquanta, chissà quanti. Insomma, siamo noi i primi che additiamo il prete, il papa, il fratello, ma non ci smuoviamo dalle nostre assurde convinzioni, nemmeno per migliorare le cose.
Siamo noi, racchiusi in un ipocrita clientelismo della carità: solo se frequenti la parrocchia, o del “Io sono amico del prete”, oppure su chi è il parrocchiano più santo. Siamo noi la Chiesa ricca e corrotta, che spesso moralmente è inferiore a molti atei non credenti.
Forse molti di voi storceranno il naso alle mie parole; domani andranno a messa, belli ed eleganti, si inginocchieranno e faranno gli atti di contrizione, ma appena usciti dalla chiesa inizieranno a dire “guarda questo e guarda quello”, a cominciare dal povero che fuori dalla chiesa vi domanda il centesimo. Quel povero che, paragonato ai vostri miseri averi, può essere come il “Congo” paragonato all’anello del papa.
Anche sessualmente pensiamo di essere casti: magari ci piacciono le piccole perversioni, guardiamo i film porno, e chissà se abbiamo fatto abortire nostra figlia. Forse abbiamo anche detto “lascialo a quello là” oppure “divertiti che ancora sei giovane”.
Non intendo in questa sede fare il giudice, né dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, non voglio difendere né accusare. Voglio solo ricordare una vecchia canzone anni Ottanta che era intitolata “We are the world”, ovvero “noi siamo il mondo”.
Troppo comodo stare seduti ad aspettare che qualcun altro faccia bene le cose e, nel frattempo, massacrarlo di critiche: il mondo, la Chiesa siamo noi, le membra del corpo mistico di Cristo.
Dopo questo post, forse un po’ duro (mi dispiace), vi saluto con la speranza che possiamo essere noi il mondo migliore che tanto desideriamo, ovunque: casa, lavoro, chiesa, scuola, strada…
Dio vi benedica.