15 settembre 2009
Sfogo, parte seconda (sicuri che vi interessa?)
Cari amici,
è bello quando si intraprendono quei viaggi di meditazione interiore, sperando di crescere almeno un po’ alla luce di Dio. Questi viaggi iniziano sempre quando si sta particolarmente male, e sono utilissimi: se infatti ci sentissimo già “santi”, non si crescerebbe più.
Ultimamente la mia riflessione è sempre stata sulla coerenza; anche il mio ultimo post trattava di questo. Anzi, in un commento ho detto che la pace del Signore è la coerenza con se stessi, e il poter dire alla fine “tutto è compiuto” credo sia una grande pace e una serenità tale da farti sentire in paradiso anche in mezzo ai più crudeli tormenti (è il caso dei martiri e di Gesù stesso, nostro esempio).
Ho riflettuto e notato che ho scritto moltissimi post con belle parole o brani tratti da altri autori, ricevendo pochi commenti; ho scritto invece un post dove non ci sono belle parole, ma molta miseria e umanità, dove non mi sono mostrato come un “maestrino” che predica dal pulpito, ma solo come uomo, uno dei peggiori, e ho ricevuto vari commenti. E se il commento di qualcuno come “Cleonice” me lo aspettavo, mi ha sbalordito che abbiano sentito il bisogno di rispondere persone che non lo avevano mai fatto: segno che in fondo è vera una delle ultime frasi del mio precedente post, siamo tutti fratelli nel peccato. Peccato che poi è stato lavato dal sangue di Gesù, ma siamo e rimaniamo tutti peccatori, anche se molto spesso ci atteggiamo a santi.
Noto come il Vangelo ci presenti i primi apostoli non come una sottospecie di “dei” perfetti, ma come persone umane inclini allo sbaglio: addirittura il primo papa tradì Gesù, e il più grande predicatore, Paolo, era un persecutore. Noto come i discepoli litigassero come “bambini” per capire chi fosse il più grande, o come il “prediletto” avesse chiesto “raccomandazione” a Gesù per un posto alla destra di Dio: segno che su questa terra siamo uomini, soltanto uomini, e senza la grazia di Dio siamo polvere, sassi che, altro che salire al cielo, sprofondano verso terra.
La cosa che noto è proprio che questa “imperfezione” dei predicatori, unita alla sublime verità rivelata, abbia diffuso il cristianesimo nel mondo, e ne ho fatto una piccola esperienza io stesso, in questo blog: presentandomi per come sono, ho ricevuto più commenti che in molti scritti forse belli, ma anche “irraggiungibili”. È l’esperienza di Gesù, che si è fatto uomo sofferente e non uomo Superman, perché così lo avremmo visto più vicino, lo avremmo visto come “uno di noi”. Viene facile offenderlo su Google, ma la pedagogia di Gesù è proprio divina: sicuramente col nostro orgoglio non ci arriveremmo mai.
Lo vediamo in politica: quanti politici fanno i muratori? (dico un mestiere a caso, che è anche il mio). Magari a parole dicono che in gioventù hanno lavorato, che sanno cosa vuol dire guadagnarsi il pane… a parole. Gesù invece parla poco e agisce molto, parla pochissimo in confronto a tutto ciò che fa, e dà un grande insegnamento: chi parla poco non rischia di deludere, perché quasi sicuramente l’azione supererà l’aspettativa; chi parla tanto, invece, anche con le migliori intenzioni possibili, quasi certamente delude, perché umanamente è difficile arrivare dove arrivano le nostre parole. E questo l’ho potuto sperimentare su di me.
Questi commenti che ho visto sul post precedente sono una risposta, quella di Dio, che si fa la vostra tastiera per rispondere a me, così come forse si fa mia tastiera per rispondere a voi. Sono commenti non “perfettini” come si trovano nei forum o in altri cristiani presenzialisti che, come me, girovagano nel web; sono commenti semplici e umani, come semplice e umano si è fatto Gesù.
Una volta ero in un forum cristiano e una persona pubblica un thread, confidando la sua difficoltà a sentire il desiderio di andare a messa; la risposta è stata immediata: “chiedi aiuto a un sacerdote”, “sei in un grave peccato”, “confessati”, “chi ama non ha difficoltà”, eccetera. Io mi rispecchio molto in questa persona, e invidio chi riesce a vivere le risposte che ha scritto. La mia fede è una sinusoide che parte dalla sicurezza dell’esistenza di Dio, ma che altalena sull’amore e sulla fiducia nel rapportarmi con le mie vicende umane, pur sapendo che io, prima ancora della cattiva gente, prima ancora di tutto, io, le mie scelte sono la causa di gran parte dei miei problemi.
Piangere, poi, è la gran gioia che provo, perché se si affidano le lacrime a Dio si può sentire la sua presenza, anche se magari a volte, perché questo accada, ci devi litigare; così come è bello fare pace con il proprio consorte dopo una litigata, magari solo dopo ti senti amato. Strano, ma il mondo funziona anche così: il clima migliora sempre dopo un bell’acquazzone, non trovate?
A chi interessano i miei sfoghi? A tutti o forse a nessuno. Internet offre un momento di celebrità per tutti: su Facebook puoi dire in qualsiasi momento cosa stai pensando, e in giro ci sono blog seguitissimi dove gli autori descrivono pure quante volte sono andati in bagno quel giorno. Io non racconto nulla di nuovo, se non quello che avete già vissuto; i miei problemi non sono peggiori dei vostri, ognuno ha i suoi, ognuno sente il proprio dolore, provando solo a immaginare quello degli altri.
Non racconto niente di nuovo, parlo di Dio, e in molti lo fanno meglio di me, e forse anche in maniera più coerente. Spesso pubblico preghiere personali che, in maniera generalizzata, si riferiscono alla mia attuale condizione: nulla di nuovo, insomma, interessa a tutti e non interessa a nessuno. È bello così; se così non fosse, non esisterebbe nemmeno internet, e grazie a Dio posso anche permettermi di condividere brani altrui nei miei momenti di black out.
Molte volte ho desiderato chiudere baracca, molte volte ho desiderato crearmi un sito invece che un blog, ingrandendo le cose; in entrambi i casi il motivo dei miei desideri era lo stesso: “c’è gente che lo fa meglio di me”. Mi piace avere il blog, avere il contatto diretto e confrontarmi: è bello confrontarsi, non sentirsi arrivati, non pubblicare senza ammissione di replica. Amo molto leggere i commenti, non mi piacerebbe mai sapere che chi pubblica lo facesse solo per lecchinaggio, perché è odioso; mi piace invece confrontarmi, come è accaduto in passato, con chi magari la pensa diversamente da me, o con chi magari pensa che in questo blog ci siano troppe “madonne”.
Io ho il dovere di ringraziare Dio per avermi dato questa possibilità, che non è per nulla scontata: presto potrebbe mancarmi la connessione e non scrivere per molto tempo, ma forse sarebbe il male minore in confronto alla mancanza di lavoro e a un conseguente matrimonio in pericolo. Ringrazio Dio perché c’è chi trae profitto da quello che scrivo, facendomi pensare realmente che Dio si serve anche di me; mi è molto utile pensarlo quando mi sento inutile e fallito. Chiedo a Dio di mettermi le mani sul capo e di farmi scrivere cose giuste, e di non portare nessuno sulla cattiva strada: preferirei non scrivere, piuttosto.
Ringrazio Dio per voi e con voi, e non lo voglio fare con falsità; ho già detto che con Dio vivo anche momenti di conflitto, di “litigio”. Lo ringrazio, perché nonostante tutto mi ritengo una persona fortunata, e lo dico col cuore. Non so cosa mi riserberà il futuro, certamente molto dipenderà da me, e lo stesso per voi, ma con la luce di Dio tutto assume un chiarore diverso.
Cosa dire? Ricordati di queste parole, Padre, quando sarò sclerato e incline al male; fammene sentire il profumo, per ricordarmi di te, e non ragionare come faccio con pensieri, parole e azioni impure. Non farmi mai mordere le mani di chi mi ciba, fammi cadere i denti piuttosto, e aiutami a pormi sempre con molta coerenza.
Che dire, grazie anche a voi che avete avuto la pazienza di leggere questo secondo sfogo; cercherò di non annoiarvi più. E che Dio vi benedica e la Mamma vi aiuti nel vostro cammino.
Pace,
Gaetano.