14 settembre 2009

Sfogo personale (a chi può interessare?)

Sfogo personale (a chi può interessare?)

Salve,

scrivo questo post serale senza un perché preciso, e ammetto che non so dove mi porterà la mia tastiera; anzi, potrei cancellare tutto da un momento all’altro. In genere, quando decido di scrivere, sento qualcosa dentro e inizio a scrivere; stavolta non sento nulla, se non la voglia di scrivere stessa.

Ho pubblicato cose non mie: in genere lo faccio o perché il racconto mi è piaciuto molto, oppure perché io sono “assente” e il mio “cellulare” che mi tiene in contatto con Dio è spento o non raggiungibile. Come tutti noi, anch’io ho i miei momenti di crisi, i momenti in cui litigo con Dio, e in fondo sono contento così: se voglio vedere Dio come un padre, mi fa piacere avere con lui anche qualche “sana” litigata, come mille volte ho fatto con il mio padre terreno, purché tutto finisca con un abbraccio, e fino ad ora è sempre stato così.

Stasera, poi, avevo molta noia, e anche un po’ di malinconia, dovute a faccende personali che non sto a dirvi, per cui ahimè ho molti sensi di colpa. Se non sbaglio, nella Bibbia è scritto “beato è colui che non ha rimpianti”: è una santa verità, purtroppo io i rimpianti ce li ho, e come spesso accade in una vita che non dà spazio ai ripensamenti, saranno pesi che mi porterò nel mio futuro. Ma lasciamo perdere, non scrivo questo post per parlare di me.

Dicevo che, in questa situazione, così meccanicamente cercavo Gesù su Google Immagini. Beh, sapete, con un blog e la necessità di trovare un’immagine per ogni post, ormai so a memoria ciò che trovo, tanto che nemmeno ne metto più, per non ripetermi. E poi, sapete, su Google le solite cose di utenti che amano insultare Gesù: fotomontaggi, scene e vignette che loro reputano divertenti, ma che, se avessero toccato un’altra religione, sarebbero incorse in una giusta (e severa) condanna. Devo dire la verità, mi annoia anche questo. Io mi sono fatto la mia immagine di Gesù nel cuore, e per me è la migliore: la tengo ben stretta come un ritratto che si guarda quando manca una persona. Certo, questo è un ritratto vivo, Gesù sa come farsi sentire e muoversi, però è pur sempre una presenza che tengo dentro di me, anche se a volte passano giorni senza che io la guardi. Non c’è immagine che possa appagare la presenza del Dio vero nel cuore, e mi dispiaccio seriamente di quando sono distante e apatico. A volte vorrei che Dio non fosse timido e sfondasse la mia porta di pietra, ma in realtà faccio il gioco degli stupidi: se veramente volessi, aprirei la mia porta, come poi quasi sempre faccio.

Su Google ci sono vignette dei papi, quante… di ogni tipo, specie su papa Benedetto XVI. Ammetto di essere venuto alla fede dopo un periodo di fortissimo anticlericalismo, e come tutte le malattie, anche se guarite perfettamente, lasciano sempre qualche segno di non guarigione, e anche in me c’è. Amo stare in chiesa nel silenzio e seguire la santa messa, amo ricevere Gesù e svuotare la zavorra dei miei peccati al suo ministrante terreno: per quello vado in chiesa, non per il sacerdote bello o brutto, bravo o cattivo; beh, se ha quelle qualità, meglio per lui.

Ho avuto molto da criticare verso tanti sacerdoti e verso molti fedeli che non praticavano: erano i tempi in cui avevo appena acquisito una fede e la vivevo in maniera molto “espressiva”, in cui mi pareva che l’apparenza esterna e quella interna sempre coincidessero. Adesso mi rendo conto di cosa volesse dire “molti degli ultimi saranno i primi”, notando come Dio conosca i cuori, e come egli voglia solo amore: spesso non è seguire i precetti, ma l’amore con cui lo si fa. Così ho capito perché le prostitute sono passate avanti ai farisei, e come tutt’ora sia così. Non giustifico chi “non pratica” né lo condanno, rendendomi conto che io, che vado frequentemente a messa, spesso e volentieri ci porto solo le mie membra, mentre anima e cuore sono via, lontani anni luce: magari qualcun altro è molto più vicino di me a Dio, a suo modo.

Una volta pensavo che l’amore si testimoniasse con le parole, o anzi, che le parole fossero uno dei tanti modi di testimoniarlo; mi estasiavo a leggere gli scritti dei santi, e pensavo che chiunque avesse un briciolo di amore per Dio dovesse esprimerlo con le parole più sublimi. Nei momenti in cui ho sentito Gesù molto vicino, ho scritto molto sul blog, e riconosco di aver scritto anche belle parole; probabilmente è anche per quelle che molti di voi sono ancora qui. Ma mi rendo conto che l’amore è un battito, un palpito, spesso silenzioso: si lascia parlare il cuore più delle labbra, e probabilmente molti di voi che non scrivono nulla amano molto più di me, che scrivo pezzi sul blog più o meno belli e che mi sono inorgoglito pensando di essere migliore.

Una volta mi piaceva argomentare nei forum, e anche ora ne sento l’attrazione: è bello saper descrivere cos’è la Santissima Trinità, ma a che serve se non la senti? Magari mi trovavo a scrivere cose stupende in un forum, e poi a litigare scorbuticamente con mia moglie. Mi sono chiesto: ma che senso ha scrivere e scrivere e ancora scrivere per farmi vedere quanto sono bravo, se poi non riesco a viverne nemmeno una parola? Poi, sapete, in internet l’arte dello scrivere la fa da padrone, e noto anche come sia facile testimoniare la fede con chi già crede, e invece stare in un omertoso silenzio davanti a chi non crede.

A farmi da psicologo di me stesso ci è voluto un social network, il celeberrimo Facebook: lì ho incontrato vecchi compagni e colleghi di lavoro, amici, e naturalmente molta gente che condivide la mia fede. Ti rendi conto che magari condividi un video su Dio e ti trovi a scegliere i contatti, quasi a non offendere la sensibilità dei non credenti, o forse per vergogna di una derisione, e mi chiedo se abbia senso testimoniare la fede solo con chi non ha bisogno di testimonianze. Beh, su Facebook ci sono ancora; in genere su iGoogle mi arrivano i versetti biblici, e scrivo quelli nel mio status, perché la Bibbia parla molto meglio di me, e se qualcuno può trarne giovamento, meglio per lui; se qualcuno ne riceve un rimprovero, allora spero che sia costruttivo, nel rapporto suo con Dio. Per la condivisione dei video o del materiale religioso, mi riprometto sempre di essere DAVVERO libero, ma spesso mi trovo a fare la famosa selezione, come se per ricevere un messaggio d’amore bisognasse esserne “degni”.

Adesso ripenso a ciò che ho scritto e penso: Gaetano, perché lo hai scritto? Forse una terapia di gruppo, dove non c’è la paura di chi scruta con lo sguardo, forse uno sfogo o un mea culpa, non lo so. So di aver deluso spesso, spessissimo, il mio prossimo, che magari sarà rimasto incantato dalle mie parole e poi, conoscendomi, mi ha visto molto diverso; avrò deluso anche Dio, non so quante volte, e ho sprecato tante sue grazie. Se ora vivo una situazione personale delicata, non posso certo prendermela con lui; al massimo posso doverosamente confidare nella sua misericordia, perché c’è sempre tempo su questa terra, e sperare che, dopo aver sputato sangue per i miei errori e dopo essermi meravigliato e aver giudicato quelli altrui, secondo la legge del “tutto torna”, Dio possa perdonarmi e concedermi un’altra, l’ennesima possibilità, e concedermi di morire piuttosto che sprecarla. Perché sprecare le grazie di Dio è veramente una violenza al suo spirito, e di questo mi rammarico più ancora che di avere deluso le persone che avevano creduto in me.

Voglio chiedervi di pregare per me, perché, vedete? Al di là della bella grafica di questo blog si nasconde un uomo molto misero, che spera di tenere a guinzaglio il suo Dio adempiendo a qualche precetto e violando l’amore; un uomo stolto che ha violato le principali leggi della maturità umana, dove non ci voleva la mente di un santo per prendere la giusta decisione; un uomo sposato che, quando sbaglia, coinvolge tutta la famiglia. Volevo chiedervi di pregare per me, affinché io sappia amare, credere e soprattutto SPERARE, sappia ancora fidarmi del mio prossimo e di quel gran Dio di cui siamo tutti figli (e non solo semplici creature), e sappia deporre la mia invidia e il mio rancore, per poter essere portatore di pace e non di odio.

Vi chiedo una piccola preghiera per questo blog: scrivo sempre tanto, ma parlare tanto corrisponde a una responsabilità grande, perché Dio esige coerenza; se parli e poi non pratichi, sei solo un fariseo, e io lo sono. Chiunque legge questo blog, e sono davvero tanti, spero che trovi veramente quello che volevo essere all’inizio, la “Tastiera di Dio”, perché, vedete? Io sono così schifoso davanti a lui, ma mi fa almeno piacere pensare che non io, ma lui tramite me, possa darvi dei messaggi in qualche modo, ispirandomi (a Dio nulla è impossibile) su cosa mettere.

Vorrei chiedervi una preghierina anche per me, per la mia famiglia, per le persone che amo e anche per quelle che odio (che non dovrei odiare, lo so), e chiedervi anche di riflettere prima di giudicare qualcuno, sia quando vogliamo osannarlo sia quando vogliamo crocifiggerlo, e di ricordarci sempre che siamo tutti uomini, fratelli nel sangue di Cristo, che ci lava da una fratellanza molto peggiore, cioè quella del peccato, che comunque, grazie alla nostra (cattiva) volontà, continua. Non siamo angeli, non siamo demoni: abbiamo solo tanto bisogno di amore.

Dio, Padre misericordioso, vienici incontro a noi uomini, e aiutaci a non offenderti più, perdonaci e accoglici tra le tue braccia: abbiamo solo bisogno di amore.

Ti amiamo, Padre.

Il tuo figliol prodigo,
Gaetano.

Riflessioni