11 agosto 2010
Storia di scandali, giudizi, sventure… e presunte novità
Ultimamente si sente spesso, anzi spessissimo, parlare di crisi; si sentono annunci che vengono da varie diramazioni religiose o anche atee di un possibile collasso, di una natura sconvolta, di un mondo che ormai non ce la fa più. Si legge in giro di cospirazioni, di “illuminismo” e massoneria religiosa, e di chissà quale verità ci sarebbe nascosta sotto gli occhi. Questo spesso può essere fuorviante e deviante per l’occhio del fedele, perché può far pensare che ci sia qualcosa di nuovo di cui aver paura, qualcosa di nascosto che nessuno ci vuole dire, e dare la sensazione che nessuno ci dica la verità. In realtà la verità è stata detta da Gesù, e nel vangelo troviamo tutto ciò che cerchiamo; anche queste situazioni di apparente disastro, che molti si vantano di annunciare quasi avessero il copyright della scoperta, sono già state annunciate da tempo da Gesù. Ricordo a tutti che Gesù ha annunciato una buona notizia, di speranza, di gioia, di amore, e in questa buona notizia ha inserito anche il cupo discorso escatologico della fine dei tempi. Ve lo riporto dal Vangelo di Matteo:
«Ma egli rispose loro: “Vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata”. Mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono in disparte, dicendo: “Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?”. Gesù rispose loro: “Guardate che nessuno vi seduca. Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: ‘Io sono il Cristo’. E ne sedurranno molti. Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori. Allora vi abbandoneranno all’oppressione e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti a motivo del mio nome. Allora molti si svieranno, si tradiranno e si odieranno a vicenda. Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti. Poiché l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato. E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine. Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge faccia attenzione!), allora quelli che saranno nella Giudea fuggano ai monti; chi sarà sulla terrazza non scenda per prendere quello che è in casa sua; e chi sarà nel campo non torni indietro a prendere la sua veste. Guai alle donne che saranno incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno né di sabato; perché allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati. Allora, se qualcuno vi dice: ‘Il Cristo è qui’, oppure: ‘È là’, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l’ho predetto. Se dunque vi dicono: ‘Eccolo, è nel deserto’, non v’andate; ‘eccolo, è nelle stanze interne’, non lo credete; infatti, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sarà il cadavere, lì si raduneranno le aquile. Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli. Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte. Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”».
Ora ditemi: cosa dicono di nuovo i profeti di oggi? Nulla. La differenza è che Gesù lo fa in un contesto di speranza, di amore, di presenza divina, mentre gli annunciatori di adesso lo fanno in un contesto di terrore, di sfiducia, del tipo “si salvi chi può” (solo gli illuminati che hanno capito). Qualcuno oggi grida allo scandalo per i preti pedofili e omosessuali, o per coloro che hanno abiurato alla fede; ma Gesù aveva annunciato anche questo, contemporaneamente, anzi prima ancora che la sua chiesa stesse nascendo. Lo fece prima che Pietro (il futuro capo dei discepoli) lo rinnegasse, o che Paolo (carnefice di molti cristiani) diventasse forse il promotore più ampio della chiesa primitiva, tanto che le sue lettere sono divenute una specie di “quinto vangelo”. Vi ricordo alcune parole di Gesù:
«Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà fede sulla terra?»
«E apparve un altro segno nel cielo; ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. E la sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le gettò sulla terra. E il dragone si fermò davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figliolo quando l’avrebbe partorito». (Apocalisse 12)
Non mi pare che ai giorni nostri si dica niente di nuovo. Gesù sapeva benissimo che il peccato c’era e ci sarebbe stato anche oggi, e sapeva che lo avrebbe anche punito con lo stagno di fuoco e di zolfo (la vera novità di oggi è che l’inferno esiste, cosa che invece viene sempre molto celata); tuttavia sapeva anche che molti si sarebbero poi pentiti per diventare i suoi araldi. Perché un uomo che conosce la sua miseria non storce il naso di fronte al fratello che soffre, non si sente un “angelo incarnato”, non odia il peccatore e corregge amorevolmente il peccato; mentre colui che sta un palmo più su si sente superiore e pronto a schiacciare la testa a tutto (fariseismo), ed è esattamente il contrario di ciò che vuole Gesù.
Ora faccio una domanda: “Pensate che nella chiesa cattolica ci sia del fariseismo?”. La mia risposta è sì, fa parte dell’uomo, come in tutte le diramazioni religiose e non. Ma questo non significa che tutta la chiesa cattolica sia marcia o che non sia ispirata: ci sono santi sacerdoti, missionari, persone che anche dentro la loro chiesa hanno una parola o un gesto di conforto per tutti. Certamente ci sono delle cose che Dio vuole e ama della sua chiesa (ma non solo dei sacerdoti, anche di noi laici: cosa facciamo realmente in più di loro, a parte condannare e giudicare? O forse Gesù ha scritto da qualche parte che solo i sacerdoti devono essere buoni, e noi non ne abbiamo il dovere?); e ci sono cose che Dio sopporta della sua chiesa, che non vorrebbe ma che accetta nella sua misericordia, nella speranza di un cambio di rotta. Non penso che Dio ami i crocifissi d’oro dei vescovi, ma non dimentichiamoci don Tonino Bello, che aveva il crocifisso di legno. Dio vede tutto; ma anche noi che giudichiamo, che condanniamo, per caso viviamo di elemosina? Doniamo ai poveri? Per caso abbiamo meno perversioni sessuali? Per caso abbiamo meno mormorazioni verso il prossimo?
Ma Gesù aveva previsto tutto, e questo è il tempo della misericordia, non del giudizio; non è il tempo in cui si deve puntare il dito, ma in cui ci si deve battere il petto, in cui si deve pregare e fare penitenza; e se il fratello sbaglia, vuol dire che noi dobbiamo fare il doppio del bene, per noi e per lui. Arriverà anche il tempo del giudizio, e lì sarà troppo tardi per batterci il petto; con la stessa misura con cui abbiamo giudicato, Dio ci giudicherà, con la piccola differenza che lui vede i nostri cuori ed è giustissimo, noi no! Ricordo una piccola frase di Gesù che non viene quasi mai ricordata e che invece suona in maniera terribile in questi tempi fatti di scandalismo a tutti i livelli:
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: ‘Mi pento’, tu gli perdonerai”. Gli apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede!”. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: ‘Sii sradicato e trapiantato nel mare’, ed esso vi ascolterebbe”».
Ovviamente il mio post non è una difesa contro i peccati nostri e della chiesa (in generale), anzi: le parole di Gesù sono durissime contro chi provoca scandali, contro chi giudica, contro chi manca di carità; e anche coloro che, specialmente dentro la chiesa (ma anche noi fedeli), peccano impenitenti avranno un durissimo giudizio. Avete presente la frase “molti dei primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi”? Ho sempre davanti l’immagine di noi “cattolici” vestiti in “giacca e cravatta” davanti alla porta del paradiso, pronti a entrare perché “siamo superiori”, e davanti alla porta Gesù che ci ferma e dice “aspettate il vostro turno”, e una lunga fila di gente che per noi erano “peccatori, atei, impuri, prostitute, ecc.” che entrano, solo perché nella vita hanno avuto più carità di noi.
Io ho concluso. Una serena giornata da Gaetano.