3 agosto 2008
Il buio – seconda parte
Mio padre aveva scelto quella casa, che si trovava proprio accanto alla chiesa, perché apparteneva alla Guardia di Finanza, per la quale lavorava, e come affitto non pagava quasi nulla. Fra le altre cose, mentre ero nel mio lettino, la notte, ricordo di aver sentito aleggiare almeno una volta il demonio nell’aria, nella mia camera.
Una volta ricordo che dovevamo andare a fare una gita con la scuola. Io capii che dovevamo andare a scuola un’ora dopo e senza grembiule, ma mi ero completamente sbagliata, e non so perché. Fatto sta che un bambino handicappato mi trattò male, colpevolizzandomi per essermi sbagliata… che rabbia. Non ho nulla contro queste persone, anzi: amo tanto questa categoria, che apprezzo tantissimo soprattutto dopo essere stata a Lourdes, e ritengo che siano persone assolutamente normali, con tantissimo bisogno di attenzioni. Però, ripensando a quell’umiliazione in età adulta, mi è venuto da dire: “Per quello che mi hai fatto soffrire, Dio ti ha già punito per come ti ha fatto nascere…”.
Nel frattempo il dittatore (mio padre) proseguiva con i suoi atti intimidatori e dispregiativi. A mio fratello, ad esempio, per sadismo una volta bruciò tutte le figurine di calcio (avrà avuto sui 12 anni, o poco meno). Lui era molto chiuso, come me (come poteva essere altrimenti, con quel demone incarnato?), e lo è molto anche ora, da adulto; non era certo punito perché fosse un tipo ribelle, magari lo fosse stato! Forse mio padre era invidioso, perché lui non aveva avuto certi giochi da piccolo, chi lo sa. La cosa agghiacciante fu che mio fratello gridava: “Pietà! Pietà!”, e io ero lì che seguivo impotente la scena.
Ma quell’uomo non disdegnava talvolta di picchiarci. Molte volte, la sera, sembrava proprio che si appostasse sotto casa per aspettare che noi gridassimo durante i litigi, e per picchiarci (solitamente, ad esempio, una causa di litigio era dovuta al fatto che mio fratello mi faceva i dispetti e io, per enorme rabbia, gridavo). Ricordo pure una volta che disse che si era vergognato, o cose simili, perché sotto casa stava un suo collega che ci aveva sentiti urlare. Dovevamo reprimere ogni sentimento al suo cospetto, sia il ridere che il piangere.
Il prossimo lo definisco l’episodio “simbolo” di tutta la mia squallida giovinezza in rapporto a mio padre. Una delle solite sere tornò dal lavoro (da cui sicuramente portava tutte le frustrazioni) e mi sentì urlare per l’ennesima volta; allora mi rincorse fino nella mia cameretta. Rimasi ingabbiata, con a sinistra e dietro di me il muro, a destra il letto e davanti mio padre, che mi urlava in faccia a zero millimetri e mi tirava le cinghiate, tanto che mi vennero dei segni amaranto sulle braccine. In quel momento potei vedere che nel suo sguardo c’era un infinito vuoto, mentre da parte mia non vedevo l’ora che finisse quel doloroso momento. Questa ora la chiamo la “mia piccola flagellazione”: piccola perché durò poco, in confronto a quella di Gesù, e non è stata sanguinaria come la sua; e poi perché ero piccola io (avrò avuto al massimo 10 anni, e l’armadio umano, fra l’altro, circa una trentina).
Ma mia madre dov’era? Questo gliel’ho chiesto pochi anni fa, davanti ai miei fratelli, perché in realtà non avevo mai fatto caso alla sua assenza. Questa la sua risposta: “Non vi ho difeso, perché avevo paura di prenderne anch’io!”. Quando si dice amore di mamma… Lei è solo riuscita a dividere gli oggetti fra nostri e suoi (ovvero di mio padre), ma questa divisione l’ho sempre trovata assurda, perché era lei che voleva dividere, mentre non sapeva amarlo. Comunque, da quando ci ha dato questa risposta, a mia madre ho detto che lei non ha i figli.
Fra noi bambini era talmente tanto l’odio instillato in famiglia dal demone, che per enorme rabbia ci auguravamo la morte con frasi tipo “Ti venisse un cancro!”, e spesso, con questa forte rabbia, come segno di enorme disprezzo, andavamo a disfare completamente il letto del fratello con cui litigavamo. Ecco perché non sopporto i bambini eccessivamente vezzeggiati e viziati, e perché fino a poco tempo fa, per me, un padre che coccolava una figlia era un mezzo incesto.
Più volte, da bambine, a me e mia sorella, e soprattutto mia madre, ci chiamava in modo volgare, solo perché qualcosa non quadrava a lui, o qualcosa lo contrastava (non certo qualcuno, perché soprattutto noi figli non riuscivamo di certo a ribellarci, e non ci sembrava dovuto). La paura era infinita… continua