4 agosto 2008
Buon compleanno, Mamy! – Il buio, terza e quarta parte
Buon compleanno, Mamy!
La Madonna, in un messaggio a Medjugorje, ha detto che oggi, il 5 agosto, è il reale giorno della sua nascita in terra; in terra, perché quando una persona se ne va da questa vita nasce in Cielo (nel caso in cui vada in Paradiso), come ha specificato la Madonna stessa in un altro suo messaggio. Gaetano, essendo in vacanza, mi ha incaricato di farLe gli auguri insieme a voi nel blog, a cui mi unisco. — Helga
Il buio – terza parte
Mi sono ritrovata a guardare la tv nascosta nel corridoio vicino alla cucina, dove lui stava a tavola a mangiare tornando tardi dal lavoro, perché avevo bisogno di tranquillità. Quando c’ero anch’io a tavola, mi torturava urlandomi di mangiare piano, perché per nervosismo ho sempre mangiato veloce, e subito, con la sua aggressione, il cibo mi si fermava sullo stomaco. Fra l’altro, ho sempre avuto un carattere molto sensibile, anche se col tempo il mio cuore è diventato quasi una pietra; ho sempre avuto male al colon, perché percepivo molto quel che mi accadeva intorno, e solo grazie a una breve psicoterapia verso i 30 anni quel dolore mi è sparito, e ho pure capito che era un problema psicosomatico, fra gli altri che ho tutt’ora.
Varie volte (dato che era un militare) ci minacciava di ucciderci con la pistola, forse perché litigava con mia madre, la quale penso abbia avuto tante colpe; e nonostante lei cercasse di tranquillizzarci con frasi tipo “can che abbaia non morde”, non c’era modo di far sparire il terrore che avevo, dato che la pistola esisteva davvero, nel suo armadio: grigia e fredda, angosciante come la mia vita, e che ho sempre avuto paura anche solo di toccare, o anche solo che fosse puntata nella mia direzione, pur in mano mia.
Verso i 14 anni ho avuto una forte tentazione al suicidio, dato che non uscivo mai e non sapevo perché vivessi; mi volevo impiccare nel bagno, ma mi ha salvato solo il pensiero che mia madre avrebbe pianto per questo. Ricordo che scrissi sul muro della mia camera con una matita nera: I want dead (più o meno “voglio morire”); lo scrissi in inglese, così che i miei non capissero cosa significasse.
Ho frequentato due scuole superiori diverse, ma fra tutte e due, pur non superando la seconda classe, ho passato cinque anni: due volte mi sono ritirata e due volte sono stata bocciata. In quegli anni ho cominciato a uscire con i compagni di scuola e a frequentare ragazzi, iniziando a uscire un po’ dalla mia super timidezza, dovuta al terrore verso la vita inculcatomi da mio padre. Ho pure fatto un bel periodo in cui bevevo, perché in quel modo riuscivo a ridere e a essere libera nell’esprimermi, per diversi anni.
A 19 anni ho avuto il mio primo rapporto sessuale, fatto solo per curiosità: per me è stato devastante. Dopo mio padre, che mi ha rovinato la vita su tutti i fronti, dato che la mia depressione si è riversata in tutti gli ambiti della mia persona (affettivo, relazionale, lavorativo, ecc.), la cosa più agghiacciante sono stati i peccati prematrimoniali, che mi hanno causato solo tanto male. Ho avuto un paio di ragazzi con i quali sono stata tre e due anni; non c’era amore da parte loro, non c’era affetto, delicatezza, e io invece non cercavo che un filo d’amore, mai trovato in nessuno. Ora mi rendo conto che Dio mi faceva percepire fin da allora lo squallore del peccato della lussuria, benché non capissi da dove derivasse il mio disagio; tutt’ora non riesco a spiegarmi come la gente non percepisca quell’amarissimo veleno, e addirittura non provavo praticamente mai il piacere: questa la ritengo, sempre più con convinzione, una grande grazia.
Non riuscivo, però, a negarmi, a lasciarli, dato che non li amavo; dunque non riuscivo a essere me stessa e mi sentivo solo sfruttata. Non capisco come non si accorgessero che a me non interessava il sesso, che era una forzatura molto spesso enorme. Mi sentivo umiliata, perché loro stavano bene e io no, e volevo recuperare, rispetto a loro, il piacere che non avevo, come una sorta di sfida angosciante; ma questo non è mai avvenuto.
Oltre a ciò, metto sullo stesso piano la grande croce dell’aborto, che ho praticato due volte in meno di tre anni (oltre all’uccisione di chissà quante altre creaturine a causa della pillola, la quale è di fatto abortiva). Ricordo particolarmente che, giorni dopo il secondo intervento, ebbi un flash nella mente, dove vidi i miei bambini come risucchiati da una voragine, un imbuto scuro che sprofondava giù nel male, nell’oscurità infinita, dove le due creaturine, una in basso e una un po’ più in alto, mi tendevano le braccia e mi urlavano con il viso disperato: “Mamma! Mamma!”.
Dato che riscontravo di essere una ragazza molto attraente, ho avuto la tentazione di dedicarmi al mondo della pornografia, grazie a Dio assolutamente mai intrapresa in nessun modo. In seguito, per mostrare a me stessa che ero normale, ebbi il rapporto con un ragazzo conosciuto da poco; fu un totale fallimento, e addirittura, squallidamente, quell’elemento mi definì, umiliandomi, “frigida”… continua
Il buio – quarta parte
Per quello che avevo vissuto, gli uomini per me risultavano tutti aggressivi: mi avevano usato pochissimo rispetto. Per cui una volta, sfogliando un settimanale, ebbi la tentazione di diventare gay, dopo aver letto un articolo riguardo all’omosessualità femminile. Durò poco questa cosa, perché dopo averci riflettuto non solo mi resi conto che era una falsità e che avrei perso la mia vera identità, ma mi fece naturalmente schifo, anche se in futuro ho avuto tentazioni, grazie a Dio solo nel pensiero. Tutto ciò mi ha segnato molto, e la mia identità femminile si è annebbiata.
In futuro ho esaltato molto il sentirmi ben considerata dagli uomini, corteggiata, ecc.: era una conferma della mia identità sessuale, perché volevo cancellare quegli agghiaccianti pensieri che mi facevano sentire di non essere più una donna, di non essere più me stessa. Pure adesso preferisco che mi esca, alle volte, una voce un po’ più stridula e fastidiosa, tipica di certe donne, piuttosto che un tono profondo, più simile a quello di un uomo; e ora come ora posso dire di non essere mai stata così contenta di essere donna, non come quando mi sentivo solo “femmina”. Ho imparato, grazie a una suora santa, come esserlo anche nei piccoli particolari, che mi fanno piacere perché mi rispecchiano profondamente; inoltre questa suora mi ha fatto capire come sono veramente gli uomini. Leggendo le sue catechesi, ho scoperto il lato buono degli uomini, che ora amo tantissimo.
Essere donna non significa essere mezza nuda o sensuale, non significa essere aderente, scollata, corta, trasparente, come potevo esserlo un tempo. E in genere tutte le persone di sesso maschile cercano femmine; sì, bisogna sottolineare che sono persone di sesso maschile, perché non li definisco uomini, tali persone, e rimango stupefatta, molto nauseata da questi atteggiamenti. Queste io le definisco anche “donnine”, ovvero donne di poco spessore.
Anche il trucco che usavo ho capito che era un modo per essere sempre più ricercata, perché le attenzioni non mi bastavano mai. Il trucco, come dice la parola stessa, è un inganno, perché — l’ho provato sulla mia pelle — non sei più tu, sei un’altra persona, e ciò significa che una persona non ama essere come è, ma un personaggio mascherato, come ci propina la tv. In questo non ci sono scuse che tengano, per una vera donna! …continua