30 giugno 2008
Ti amo
Dolce Gesù,
piagato per me, ti contemplo lì, di fronte a me, nel crocifisso che ho sul muro, e penso “quale amore è mai questo, da arrivare a questo punto?”. Dolce Gesù, che sanguini per me sino alla fine del mondo, stasera volevo dirti soltanto due parole: “ti amo”. L’amore mio è impuro, imperfetto, è insomma un amore “umano”, non purificato, che ha bisogno di esprimersi nella materialità. Ma ti amo, Signore.
Ti contemplo lì, sospeso su tre chiodi, che mi osservi e mi dici “vieni, abbracciami”. Quante volte ho rifiutato la tua croce, ritenendola troppo pesante, e prendendomela pure con te per questo; tu invece, caro Gesù, non hai esitato a caricartela sulle tue spalle. Oh dolce Gesù, mio buon Gesù, anche stasera chiuderò gli occhi, e so che non avrò fatto assolutamente nulla per meritare la tua dolcissima misericordia, il balsamo delle mie ferite. Tu però mi stai sempre a fianco, invitandomi ad abbracciarti persino quando dormo.
Nessuno è come te, dolce Gesù, e io voglio metterti al primo posto nella mia vita; per troppo tempo non l’ho fatto, e il nemico ha ridotto in un cumulo di macerie le cose che pensavo importanti. E adesso no, voglio solo te. Sì, tu, il mio capomastro: dimmi tu come devo agire, ricostruiamo la mia vita, i miei affetti, il mio carattere, il mio cammino, il mio amore. Ripartiamo da zero, voglio rinascere oggi, ricominciamo tutto da zero. Useremo un cemento indissolubile stavolta: lo Spirito Santo.
Caro dolce Gesù, so bene che non ti tirerai indietro: tu, mio DIO, non lo fai mai. Tienimi ben stretto quando, impaurito dalla mole di lavoro, sto per scappare; legami se è necessario, ma non permettere che mi allontani mai. Ora so che lontano da te ci sono solo macerie, di un edificio crollato dal fuoco e dalle fiamme.
Spegni col tuo preziosissimo sangue, mio Gesù, le fiamme dei miei peccati, delle mie concupiscenze, delle mie impurità; e se non sono in grado di provare amore puro, so che, se lavoriamo insieme, mio Gesù, tu puoi aiutarmi: non i miei meriti, ma le tue sofferenze, le tue piaghe.
Signore Gesù, però, stasera non voglio guardare troppo avanti. Riconosco che il futuro non mi appartiene, e il passato è già stato sigillato nell’eternità. Per stasera l’unica cosa che voglio dirti è “ti amo”: non lasciarmi mai, Signore…
Buonanotte…
Il tuo caro
Tanuzzo.